Marino è sindaco di Roma ma la vittoria è dimezzata

ignazio-marinoMentre sono ancora in corso le operazioni di scrutinio un commento sull’astensionismo e  sull’esito delle urne nella capitale. Dalla data dell’elezione diretta del primo cittadino è la prima volta che i romani non lo riconfermano per il secondo mandato

La scarsa affluenza alle urne degli italici votanti è il grido dell’untore che si leva nelle ultime consultazioni popolari. Anche se la memoria non è la dote che meglio definisce il nostro presente, le analisi statistiche dimostrano che già  da tempo il fenomeno dell’astensionismo non è affatto nuovo e sembra sia stata intrapresa una strada senza ritorno. Dal boom di partecipazione registrato dal 1948 al 1976 con un’affluenza degli elettori pari al 92 per cento, dal 1977, anno in cui Enrico Berlinguer (sembra preistoria!) lanciò la cosiddetta questione morale con la denuncia della corruzione della classe politica, iniziò un astensionismo che si partì dal 6,6 per cento, fino ai dati degli ultimi tempi dove di fatto vota un elettore su quattro ed oggi, addirittura su tre.

Ma i cosiddetti analisti non sembrano dare gran peso all’accorata denuncia della questione morale di berlingueriana memoria, ma piuttosto al lento e progressivo sfaldamento dei partiti e delle organizzazioni politiche specie sul territorio che ha fatto perdere il senso di appartenenza,  il valore di amministrazione della cosa pubblica, per cui la partecipazione al voto col tempo è diventata sempre più un diritto e sempre meno un dovere, cambiando, di fatto, la matematica delle elezioni.

L’analisi del voto romano non sfugge a queste considerazioni. Se qualcuno aveva imputato, due settimane fa, l’astensionismo al derby per la coppa Italia, ieri l’imputata è stata la giornata da mare che distrae l’elettore e lo induce a preferire l’abbronzante alla tessera elettorale. Ed ecco che il nuovo sindaco Ignazio Marino, con un margine che in termine tennistico si chiamerebbe “cappotto” (15 a zero),  indossa le vesti del Visconte dimezzato di calviniana memoria. La speranza è che, visti gli innumerevoli problemi della Capitale non faccia prevalere la parte cattiva su quella buona o viceversa, pensando di risolvere il problema trasporti, le annose buche, la disoccupazione, le municipalizzate, ecc. o al contrario si metta davanti alla bocca di un cannone con la spada sguainata pensando di intimorire lui i problemi.

Alemanno è il primo sindaco a non essere rieletto per il secondo mandato. I pochi romani votanti hanno deciso per Ignazio Marino con una percentuale che registra una chiara volontà  di cambiamento. Infatti il divario è di quasi il 30 per cento, in alcuni municipi anche del 60 mentre il 50% circa di non votanti lancia un segnale chiaro di allarme sull’astensione. La domanda dovrebbe essere se ha vinto Marino o se ha perso Alemanno. Lasciamo ai politologi e ai talk show la risoluzione del problema. Sicuramente Roma ha dato un altro messaggio non si è fidata granché né del centrodestra né del centrosinistra, disertando in massa le urne.

Alemanno è probabilmente conscio che qualcosa non sia andata a buon fine e lo ha detto nella conferenza stampa “a caldo” affermando che si dovrà  far una seria analisi delle cose che non sono andate, mentre ha detto che farà  un’opposizione ferma e chiara, cercando di non creare steccati, ma guardando al bene di Roma.

Ignazio Marino — spesso disegnato come una sorta di cane sciolto, con forti accenti non tanto laici, ma piuttosto laicisti sulla vita, sulla famiglia, affermazioni che in cinque anni avranno modo di essere verificate. Resta l’enorme problema di deficit di bilancio quasi stellare, di grave criminalità  che ha alzato fortemente la cresta, di una viabilità  e di trasporti che fanno accapponare la pelle, con disoccupazione e povertà  in forte aumento, con cifre da spread, ecc. Dovrà  trovare sicuramente il consenso strada facendo, riavvicinando i cittadini all’amministrazione comunale, ma soprattutto impegnarsi per ricostruire una forte dose di coesione sociale che la campagna elettorale, segnata da veleni e insulti, non ha certo favorito. Ad Alemanno il grazie per tutto il bene comune che è riuscito a creare e a Marino tanti auguri per fare in modo che aumenti.

Attilio Menos, Città  Nuova, 10.06.2013

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