Comunicato finale convegno “Learning Fraternity”

Alla pace e alla fraternità  per la via dell’educazione

A “Learning Fraternity” storie e prospettive che dicono speranza

10 punti per formare “persone-mondo” nell’era della globalizzazione

“‘Sì, è possibile imparare a camminare sulle vie della pace!’ E noi lo stiamo già  sperimentando, da testimoni e protagonisti, nel rapporto educativo, interpretato e vissuto nella sua accezione più ampia”.

E’ questa la risposta che i 650 educatori partecipanti a Learning Fraternity offrono al termine di una densa due-giorni, venuta a cadere in un momento di estrema drammaticità , ma anche del levarsi universale ed accorato per chiedere che non prevalga la logica della violenza e della guerra, su quella della pace e della riconciliazione.

Quella dell’educazione è via privilegiata alla ricerca della pace: entra alla radice del problema e guarda all’uomo tutto-tondo. E’ certamente per questo che si è voluto far intrecciare i percorsi di famiglie e scuola, animatori di gruppi e studiosi di pedagogia ed anche di giovani e giovanissimi, di diversi contesti culturali. Lo hanno fatto portando il frutto di anni di lavoro nei 35 Paesi da cui provenivano, mettendo in rete esperienza, iniziative, progetti. I 20 stand nazionali e locali e i 35 workshop ne hanno offerto un ricco spaccato.

Alcuni esempi:

La Scuola Santa Maria nel Nord Est del Brasile dai suoi inizi, oltre 40 anni fa promuove una cultura di pace, avvalendosi come base metodologica dell’arte di amare proposta da Chiara Lubich. Un’equipe multidisciplinare ha sviluppato una proposta didattica, sperimentata poi in due scuole pilota, per un totale di 1800 allievi, portando risultati positivi nel comportamento degli alunni. Quella di Recife è una delle 22 scuole, sorte in seno al Movimento dei Focolari in 18 Paesi diversi. Ve ne sono in regioni “calde”, come in Pakistan e nella Repubblica Democratica del Congo, in Croazia e Slovenia.

In centinaia di classi si inizia la giornata lanciando il “dado dell’amore”, le cui sei facce promuovono l’amore verso tutti senza discriminazioni, facendo il primo passo verso l’altro in piena gratuità .

Il progetto “Forti senza violenza”, si sviluppa dalla collaborazione tra l’associazione Starkmacher, la band internazionale Gen Rosso, la Caritas di Colonia, il Ministero del lavoro e sociale Federale tedesco. Vi hanno aderito scuole della Germania, istituzioni sociali per giovani a rischio, immigrati, carceri e orfanotrofi, coinvolgendo finora oltre 25.000 giovani.

In un messaggio videoregistrato Maria Voce descrive il prototipo di chi sa costruire fraternità : “una persona che sa farsi fratello di tutti, che sa capire quello che gli sta vicino, che sa condividere i dolori, le gioie di chiunque, cominciando dalle periferie. Una persona che sa coniugare il globale e il locale”, agendo “per quelli più vicini, ma con l’anima aperta a tutti i bisogni dell’umanità .” E su come affrontare drammi e speranze del mondo di oggi: “Il compito di chi vuole realizzare la fraternità  ha davanti, è quello di trasformare questo mondo dove queste diversità  suscitano tante volte diffidenze, inimicizie, rivalità , guerre, contese, in un campo di esercizio di una vita fraterna.”

Il ‘patto educativo’ a cui tutti i partecipanti di Learning Fraternity hanno aderito delinea una metodologia in 10 punti, tra cui “Imparare insieme per poter insegnare insieme”, “Accogliere il conflitto, il limite personale, relazionale, culturale, sociale per farne un’occasione di crescita e di dialogo, ricominciando sempre”, “formare ‘persone-mondo’ che credono in valori come la solidarietà , la cultura del dare, la reciprocità  quale fondamento delle relazioni.”

E’ la strada su cui proseguire.

PDF comunicato stampa

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