E DOPO TRENTO… ROMA!

(1948-1965)

di Oreste Paliotti

Se Trento è stata la “culla” dei Focolari, la tappa successiva, quella della “presentazione al Tempio” per così dire, non poteva essere che Roma. Per la sua vocazione cosmopolita, la Città Eterna costituiva il necessario trampolino di lancio per l’espansione mondiale del Movimento; e quale centro della cristianità doveva dare il suggello della gerarchia ecclesiastica a questa nuova opera sorta in seno alla Chiesa. Quelli che ora andiamo a scorrere in sintesi sono appunto gli anni “eroici” in cui l’ideale dell’unità ha messo radici nella Città Eterna. In questa prima puntata passiamo in rassegna il 1948

chiara-igino1948. L’incontro con Giordani. Tempo di semina

Con la follia del conflitto mondiale ormai alle spalle, il 1948 viene salutato in Italia e anche all’estero come l’”anno della ricostruzione”, propizio per la pace e la prosperità del pianeta. Passata però l’euforia del capodanno, si ritorna alla grama vita di ogni giorno, ai razionamenti sui generi alimentari, alle code davanti alle tabaccherie per acquistare il sale fino da tavola… E meno male che arrivano aiuti economici dagli Stati Uniti, la cui influenza è crescente.

È’ del 1° gennaio l’entrata in vigore della Costituzione. Capo provvisorio dello Stato Enrico De Nicola, mentre il Quirinale diventa la residenza ufficiale del presidente della Repubblica. Si paventa il “pericolo rosso”; Togliatti riuscirà a rovesciare con la forza il governo De Gasperi tra marzo e aprile, come pare abbia annunciato ai comunisti francesi?

All’estero, tra gennaio e febbraio, si susseguono eventi che suscitano angoscia e incertezza: dall’assassinio del mahatma Gandhi ad opera di un fanatico induista, al colpo di mano dei comunisti a Praga…

Elezioni precedute da gravi episodi di violenza, quelle del 18 aprile; alla Dc il 48,5 per cento dei voti e la maggioranza assoluta dei seggi, alle sinistre invece solo il 31 per cento. Per queste elezioni la Chiesa e i cattolici si sono mobilitati con straordinario impegno. Sono scesi in campo tutta l’Azione cattolica e i “comitati civici” promossi da Luigi Gedda. Memorabile l’adunata a Roma dei trecentomila “baschi verdi” organizzata dall’Azione cattolica giovani sotto la guida di Carlo Carretto.

L’11 maggio Luigi Einaudi è eletto presidente della Repubblica. Riprende anche la vita culturale e mondana. Fra maggio e giugno, a sconvolgere l’opinione pubblica sopraggiungono la guerra in Palestina, iniziata con la proclamazione dello Stato d’Israele; le tensioni tra Russia e Alleati a proposito di Berlino; la rottura tra Mosca e la Jugoslavia di Tito…

In questo quadro che alterna nubi minacciose a squarci di sereno, la “piccola storia” dei Focolari sta per segnare una tappa importante. Il Movimento, che a Trento e anche in altri centri del Trentino ha ingrossato le sue file sotto l’ala protettrice dell’arcivescovo mons. Carlo De Ferrari, ormai va esplodendo. E a Roma? Chiara ha iniziato fin dal febbraio 1947 i suoi viaggi alla Città Eterna. La prima volta assieme a Graziella De Luca, per incontrare padre Leone Veuthey, onde approfondire certe idee sull’unità dell’ideologo della “Crociata di carità”, idee molto simili alle sue, da qualcuno giudicate “eretiche”. Nella capitale Chiara avrà modo di conoscere anche padre Raffaele Massimei, figura di rilievo nelle successive vicende del Movimento.

Per la verità, i primi contatti con questo francescano conventuale li ha stabiliti un’altra focolarina di Trento, Valeria Ronchetti (Vale): dall’ottobre del ’45 a Roma per motivi di studio (economia domestica all’Istituto Rovasco, in piazza di Spagna), non ha perso occasione per parlare del suo ideale ad altri giovani e a religiosi sparsi nella città ed anche in diversi centri del Lazio.

A Roma Chiara ha colloqui con un altro francescano, padre Beda Hernegger, fondatore del Movimento Regnum Christi, in vista di una eventuale collaborazione; nonché con padre Giovanni Battista Tomasi, ex superiore generale stimmatino e suo futuro direttore spirituale.

A questo punto urge trovar casa nella capitale: affare non da poco in tempi in cui la ricostruzione è appena cominciata e gli affitti sono altissimi. Intanto tramite una discepola di padre Veuthey, Paolina Morani, Chiara ha conosciuto Argia Papini di Tivoli, che le suggerisce di rivolgersi all’onorevole Igino Giordani, anche lui tiburtino, per risolvere il problema. L’incontro col deputato avviene il 17 settembre a Montecitorio. Chiara è accompagnata da padre Casimiro da Perarolo, cappuccino, da padre Beda, frate minore, da padre Massimei e da Livio Fauri, terziario francescano. Senonché, appena si trova di fronte al famoso scrittore pioniere dell’ecumenismo, dimentica il motivo per cui è venuta e… Ma lasciamo la parola a Giordani: «Esibii la cortesia del deputato a possibili elettori quando vennero a Montecitorio dei religiosi, rappresentanti le varie famiglie francescane, e una signorina, e un giovane laico. Veder uniti e concordi un conventuale, un minore, un cappuccino e un terziario e una terziaria di san Francesco mi parve già un miracolo d’unità: e lo dissi.

«La signorina parlò; ero sicuro di ascoltare una sentimentale propagandista di qualche utopia assistenziale. E invece, alle prime parole avvertii una cosa nuova. (…) Quando, dopo mezz’ora, ella ebbe finito di parlare, io ero preso in un’atmosfera incantata: come in un nimbo di luce e di felicità; e avrei desiderato che quella voce continuasse. Era la voce che, senza rendermene conto, avevo atteso.

«Essa metteva la santità a portata di tutti; toglieva via i cancelli che separano il mondo laicale dalla vita mistica. Metteva in piazza i tesori d’un castello a cui solo pochi erano ammessi. Avvicinava Dio: lo faceva sentire Padre, fratello, amico, presente all’umanità…».

A Chiara Giordani chiede di mettere per iscritto quanto ha detto per pubblicarlo su Fides, rivista da lui diretta: è il suo modo per non perdere i contatti. Col nome di battaglia di “Foco”, egli diverrà il primo focolarino sposato, da lei ritenuto un confondatore del Movimento per il suo contributo all’incarnazione nel sociale dello spirito dell’unità.

Le prospettive a questo punto sembrano favorevoli per metter radici anche a Roma. Giosi Guella, che ha accompagnato Chiara, facendo con lei delle puntate ad Anzio, Anagni e Roccasecca, ricorda come  in quel settembre ‘48 «trovammo alloggio provvisorio presso la famiglia Bonetti in via Cremona n. 43. Due brandine pieghevoli che la sera si aprivano in una stanza erano i nostri letti e per il vitto ci arrangiavamo. Gli incontri con le persone si facevano per la strada o nei bar».

E poi, in dicembre, una sistemazione meno precaria in via Giovanni Battista De Rossi n. 20, quartiere Nomentano, presso i coniugi Alvino, una coppia dell’alta società romana. Lei, Elena Hoehn, originaria della Germania e sposata ad un avellinese, Luigi, ha provato la prigione per aver nascosto Giovanni Frignani,  l’ufficiale dei carabinieri che arrestò Mussolini e poi finì alle Ardeatine. Tramite il vescovo di Assisi mons. Giuseppe Placido Nicolini, amico di famiglia, Elena ha conosciuto a Trento Chiara in aprile, a causa della famigerata “Pantera Nera”: ora è anche lei una ardente sostenitrice del Movimento, tanto da essere soprannominata “frate Jacopa” dal nome della nobildonna di Assisi che tanto difese e assistì san Francesco e i suoi discepoli.

Niente di meglio – per rivivere questi inizi romani caratterizzati da un vertiginoso susseguirsi di eventi, e per questo difficili da ordinare cronologicamente – del vivace resoconto approntato da Silvana Veronesi per la rivista Gen. «Bionda, dall’accento straniero, la signora accolse Chiara, Giosi, Graziella e Lia  in una casa molto elegante: salotti, specchi, divani che correvano lungo le pareti, lumi da terra con luci soffuse. “Ditemi, ditemi, voglio sapere di voi”. Il tono cordiale tolse subito l’impaccio e quasi senza volerlo incominciarono a raccontare della guerra, del Vangelo, di Gesù e la signora non staccava lo sguardo dalle quattro giovani: erano cose sue, forse da lungo aspettate.

«”Siete mie ospiti per il pranzo”. Suonò un campanello: “Il commendatore”. Coi capelli leggermente briz­zolati, i baffetti curatissimi, il marito di Jacopa salutò con gentilezza impeccabile posando il cappello, mentre l’autista lo seguiva con la borsa.

«Sedettero a tavola. Forse tutta l’etichetta non era presente alle giovani provenienti dalla piccola città di provincia, nell’impeccabile servizio di quel pranzo, ma gli occhi e il fare mondano del commendatore dagli affari internazionali ben presto si raddolcirono. La moglie e le giovani parlavano un linguaggio che non era per lui del tutto comprensibile; Dio, Gesù non erano parole abituali nel suo frasario, eppure quel discorrere gli piaceva immensamente.

«”In fin dei conti quello che dite, se si realizza, è un affare! Perché se io amo i miei dipendenti, se li faccio contenti, anche loro producono di più per me: io non mi roderò il fegato e il lavoro funzionerà meglio: mi ci voglio provare anch’io… e voi restate qui nostre ospiti finché vi fermate a Roma”, e il commendatore uscì…

«Jacopa prese le ragazze per le spalle felice: “Era quello che desideravo, mio marito non crede in Dio, ma è tanto generoso; io vi farò conoscere tante persone, perché tutti devono sentire quello che avete detto a me”…».

Casa Alvino diventa un luogo di incontri, e le focolarine (Graziella farà da segretaria al commendatore) sono invitate a offrire la loro testimonianza a vari membri di famiglie altolocate, ma – occorre dire – con scarso successo: ben pochi, infatti, sono quelli fra loro che colgono la novità del carisma. Un ricordo di Chiara in proposito: «Una volta mi han fatto parlare ad un gruppo di signore (ricordate scherzosamente come le “signore delle piume”, n.d.r.); fra il resto una era parente di Pio IX, un’altra di Garibaldi… E queste signore erano così buone, così pie che han concluso, dopo che ho parlato: “Ah sì, sono i dieci comandamenti!”. Io ho capito che non avevano capito niente. Potevano perlomeno dire: siamo nel Nuovo testamento!».

Le cose vanno invece decisamente meglio in altri ambienti. Da padre Veuthey Chiara e le sue compagne vengono presentate a molti esponenti del mondo ecclesiastico romano; e s’intesse tutta una rete di rapporti nell’ambito di vari collegi internazionali e conventi della capitale. Non pochi di quei religiosi, spesso missionari, si faranno propagatori dell’ideale dell’unità prima a Roma e poi nei continenti, nelle loro terre di missione.

Visitando la Roma di Chiara: un itinerario

Via San Teodoro È una strada appartata e tranquilla, che staccandosi da via dei Cerchi, lungo il Circo Massimo, costeggia le pendici del Palatino e il Foro romano. Qui, al n. 42, c’era il Collegio Serafico dei francescani conventuali (poi Casa Kolbe), dove san Massimiliano Kolbe visse dal 1912 al 1919. E qui in occasione del suo primo viaggio a Roma, nel 1947, Chiara incontrò padre Leone Veuthey, il religioso svizzero che nel 1945 aveva fondato, con sede giuridica ad Assisi, la Crociata di carità, come risposta all’invito rivolto al mondo da Pio XII nel suo messaggio natalizio del 1942. Incoraggiata dalla lettura, a Trento, del suo opuscolo del 1946 Trionfo della carità, e soprattutto dall’ultimo capitolo intitolato Unità, Chiara volle approfondire il pensiero del padre su tale concetto. Numerosi i successivi contatti con padre Veuthey, anche per l’iniziale collaborazione, da parte del Movimento, alla sua Crociata di carità. Da questo esperto e apprezzato maestro di spirito Chiara ricevette anche la prima conferma dell’autenticità delle illuminazioni dell’estate 1949.

Ghetto ebraicoQuesto luogo così caratteristico di Roma, cuore della comunità ebraica, ci ricorda un’altra situazione rischiosa affrontata dalle prime focolarine per amore del prossimo. Viveva qui, infatti, la famigerata Pantera Nera, nome di battaglia di Celeste Di Porto. Questa giovane ebrea, accusata di collaborazionismo con i nazisti e di esser stata causa di morte per molti altri ebrei, in carcere si convertì al cristianesimo grazie ad Elena Alvino, a quel tempo anche lei reclusa nel carcere delle Mantellate per aver nascosto in casa sua Giovanni Frignani, l’ufficiale dei carabinieri che arrestò Mussolini. Una volta tornata libera, il 12 marzo 1948, Celeste fu ospite ad Assisi presso un monastero di clarisse per prepararsi a ricevere battesimo, comunione e cresima.  Per essere sottratta a possibili rappresaglie, tramite la Alvino, la neocristiana fu affidata dal vescovo di Assisi mons. Giuseppe Placido Nicolini alle focolarine di Trento. Con la benedizione anche dell’arcivescovo De Ferrari, rimase nascosta per qualche tempo nel focolare di piazza Cappuccini 2 (vi arrivò in taxi il 2 aprile nello stesso anno, accompagnata da Elena, e fu così che la futura Frate Jacopa conobbe personalmente Chiara), ma era ugualmente rischioso avere contatti con lei, perché ancora considerata una criminale.

Palazzo MontecitorioIn una delle sue prime puntate a Roma, il 17 settembre 1948, Chiara incontrò a Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei deputati, l’onorevole Igino Giordani, che col nome di battaglia di “Foco” sarebbe diventato il primo focolarino sposato, tra i più stretti collaboratori di Chiara. La sala del Transatlantico a Montecitorio è ricordata anche per gli incontri che Graziella De Luca vi teneva ogni giovedì con un crocchio di deputati amici di Giordani. Il Parlamento suggerì a Chiara una riflessione: «Sono questi i tempi in cui ogni popolo deve oltrepassare il proprio confine e guardare al di là; è arrivato il momento in cui la patria altrui va amata come la propria, in cui il nostro occhio ha da acquistare una nuova purezza. Non basta il distacco da noi stessi per essere cristiani. Oggi i tempi domandano al seguace di Cristo qualche cosa di più: una coscienza sociale del cristianesimo, il quale edifichi non solo la propria terra secondo la legge di Cristo, ma aiuti la edificazione di quella altrui col gesto universale della Chiesa, con l’occhio donatoci da Dio Padre. Occorre vivere il Corpo mistico di Cristo in modo così eccellente da poter tradurlo in Corpo mistico sociale».

Via SiciliaSiamo nel quartiere Trieste. In questa via, al n. 159, c’era un tempo il Collegio internazionale dei frati cappuccini, dove quattro religiosi avevano aderito all’ideale dell’unità. Tra loro, padre Bonaventura da Malè, che aveva conosciuto da poco Chiara a Trento, quando era lì ancora studente presso il collegio del suo Ordine. E c’era pure padre Francesco Saverio Toppi, che sarebbe diventato arcivescovo, prelato di Pompei. La nuova sede del Collegio (insieme all’Istituto storico e al Museo francescano) è ora al chilometro 65.050 del Grande Raccordo Anulare. A padre Bonaventura Chiara scrisse da Trento, il 27 dicembre 1948, una lettera infiammata, di cui ecco l’inizio: «Veramente grande, grande, grande è il Signore! La sua letterina di oggi ci ha riempito di gioia. Dunque anche nel Collegio internazionale Via Sicilia 159 è Gesù in mezzo a quattro cuori fatti ormai un cuor solo! Gesù buono, Gesù infinito Amore che sei fra i quattro cuori dei nostri fratelli in Roma, ricevi tutta la nostra gioia! Noi di fronte a ciò che stai facendo – come al solito – non sappiamo far altro che restar mute in adorazione del tuo Amore sviscerato!».

Via Giovanni Battista De RossiAl n. 20 B di questa via a metà strada tra la Nomentana e viale XXI Aprile abitavano Elena e Luigi Alvino, e qui tra il 10 e il 12 dicembre 1948, in mancanza di un alloggio fisso, trovarono ospitalità «come figliole care o forse più» Chiara con alcune delle sue prime compagne –  Graziella, Giosi e Lia – fino agli ultimi giorni di giugno o ai primi di luglio del 1949. Conquistata dal carisma di Chiara, che per le sue attenzioni materne la chiamava spesso «la mammina nostra», Elena ricevette da lei, oltre a quello di “Frate Jacopa”, un secondo nome: “Fiamma”. Con una consegna: «La tua missione è proprio quella di Maria: silenzio e amore». Intensa e crescente la comunione spirituale tra loro due, fino a che Elena visse (morì centenaria il 20 febbraio 2001 nella sua casa presso Assisi). Quanto al commendator Alvino, che si definiva “primo e unico consigliere” del Movimento, a detta di Chiara che riscontrava in lui una «protezione più che paterna», fu «la provvida bontà di Dio in persona». Veramente, per la presenza di Cristo, casa Alvino si può definire il “primo focolare romano”. Qui, Marco Tecilla studiò i primi elementi scolastici in vista del sacerdozio, aiutato da Marisa Cerini e da Eli Folonari. E qui, fra l’altro, Chiara scrisse uno dei suoi testi più belli e impegnativi, Resurrezione di Roma, pubblicato sul settimanale La Via. Anche dopo il trasferimento alla Garbatella, per un certo periodo Chiara incontrò in casa Alvino, per formarli, gli aspiranti al focolare.

(continua)

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