E DOPO TRENTO… ROMA!/3

(1948-1965)

di Oreste Paliotti

Se Trento è stata la “culla” dei Focolari, la tappa successiva, quella della “presentazione al Tempio” per così dire, non poteva essere che Roma. Per la sua vocazione cosmopolita, la Città Eterna costituiva il necessario trampolino di lancio per l’espansione mondiale del Movimento; e quale centro della cristianità doveva dare il suggello della gerarchia ecclesiastica a questa nuova opera sorta in seno alla Chiesa. Quelli che ora andiamo a scorrere in sintesi sono appunto gli anni “eroici” in cui l’ideale dell’unità ha messo radici nella Città Eterna. In questa terza puntata passiamo in rassegna il 1950

1950. Inizia l’inchiesta del Santo Uffizio. L’incontro con De Gasperi

Ai primi di gennaio del 1950, Pasquale segue Chiara a Roma, dove prende alloggio presso una famiglia. Cercando però di trascorrere più tempo possibile presso l’appartamentino della Garbatella, e successivamente, quando questo risulterà insufficiente ad accogliere tutte le persone che desiderano mantenere contatti più profondi con la “fonte”, presso quello che la famiglia Veroj ha messo a disposizione delle focolarine ad Ostia.

Il 1° maggio segna un’altra data “storica”: a piazza Lecce 11, infatti, con Giulio Marchesi e Pasquale Foresi ha inizio il primo focolare maschile romano: è il secondo al mondo, dopo quello di Trento. Vedi caso, nella stessa data i focolarini di Trento, dall’ex pollaio raccomodato il 27 novembre ’48, traslocano in un alloggio più confortevole in via Marco Apuleio n. 1. Trasloca il 1° maggio anche Chiara, trasferendo il suo focolare in Viale XXI Aprile n. 81, in un appartamento offerto dal comm. Alvino.

E’ l’anno – fra l’altro – dei suoi primi importanti colloqui con rappresentanti della curia vaticana. Il Movimento, che altrove ha avuto i suoi detrattori, per la sua novità suscita qualche riserva pure in alcuni ambienti romani: «Erano i tempi – scriverà Enzo Fondi – in cui gravava sul primo sparuto gruppo di focolarine l’accusa di coltivare pericolose dottrine. In realtà, il loro più grave errore forse consisteva soprattutto in una imperdonabile mancanza di tempismo, essendo apparse sulla scena del mondo cattolico vent’anni prima del Concilio Vaticano II. La tematica di fondo dei documenti conciliari (Chiesa e santità intese come comunione) offre infatti ampia giustificazione teologica alle prime intuizioni e realizzazioni del Movimento dei focolari. Ma chi poteva prevederlo, alla fine degli anni Quaranta?».

La Chiesa però, cui spetta l’ultima parola, una volta di più saprà rivelarsi madre.

Febbraio 1950. A Fregene, sul litorale laziale, dove una domenica è andata a riposare nella villetta messa a disposizione dai coniugi Alvino, Chiara ha modo di conoscere in maniera del tutto casuale il presidente del Consiglio Alcide De Gasperi. Nonostante gli «urgenti affari di governo (penuria di pane in Italia, minacce di convulsioni rivoluzionarie, ecc.), venne tuttavia a salutarci – narra Giordani, che era presente – nella dimora che ci ospitava e iniziò una conversazione con Chiara, la quale si protrasse per ore, sino a tarda sera, quando, sotto la pineta buia, mi confessò: “Stamane m’ero alzato con un senso di disperazione; voi mi avete ridato la speranza”». A questo primo incontro ne segue un altro nello stesso mese e ancora a Fregene. E’ l’inizio di una profonda amicizia tra lo statista e colei che egli definisce l’”animatrice” del Movimento.

Finora tutti i focolari sono legati direttamente a Chiara. Ma il rapido espandersi del Movimento rende necessario dividere l’Italia in cinque “zone” territoriali, affidate ad altrettante focolarine (Lia, Gis, Ginetta, Dori e Vale) e focolarini (Piero, Vita, Carlo, Marco e Oreste). Zone che, a detta di Chiara (lei vede sempre più lontano), anticipano i cinque continenti: sì, perché anche oltralpe il carisma dell’unità è destinato a portare la sua novità di vita.

L’estate del 1950 segna un’altra tappa di luce, necessaria per dare un ordine a questo fervore di vita secondo il piano di Dio. È’ quando al “disegno” di Foco (l’apertura all’umanità) si aggiunge – dopo un “patto” propostogli da Chiara ad Ostia – quello di Pasquale Foresi alias Chiaretto (l’incarnazione del carisma nelle realtà concrete).

Memorabile, per due motivi, il 1° novembre: lo stesso giorno infatti in cui assiste esultante, in piazza San Pietro, alla cerimonia della proclamazione del dogma dell’Assunta, Chiara riceve l’annuncio dell’avvio di un’inchiesta del Santo Uffizio (ora Congregazione per la dottrina della fede) per accertare l’ortodossia di questa nuova corrente di vita cristiana. È’ vietato aprire nuovi focolari e fare raduni pubblici. Scriverà don Foresi: «Venivamo accusati di non professare la dottrina della Chiesa, o di non sinceramente volerla obbedire e servire». Tale studio si protrarrà fino al 1962: un lungo periodo quindi, vissuto nell’obbedienza più eroica ai rappresentanti ecclesiastici e nell’amore più ardente a Gesù Abbandonato. Del resto, è la stessa logica del Vangelo a esigere – sono parole di Chiara – «la morte di quel seme, la potatura di quell’alberello», con tutto ciò che questo comporta di dolorosa sospensione (più volte si temerà imminente lo scioglimento del Movimento). «Anche in quel tempo, però – continua lei –, fra l’incalzare delle prove, non mancavano raggi di luce. Il lavoro continuava, benché condito col fiele amaro di situazioni che alle volte toglievano il respiro, di sospensioni che a momenti sembravano volerci scoraggiare (…): lavorando sul dolore ci sembrava di edificare l’Opera sulla roccia». E in effetti, mentre non di rado gli esaminatori venuti a interrogare Chiara ripartono commossi dalla semplicità e bellezza del messaggio, prendono consistenza altri focolari e le comunità attorno ad essi.

Pure all’estero comincia la diffusione, a testimoniare la fecondità della croce, del dolore accettato per amore. E Roma, che sempre più va delineandosi come il centro attorno a cui gravita tutto il Movimento, diventa trampolino di lancio per quel «ti darò in eredità tutte le genti e, per possesso, i confini della terra» chiesto con fede nell’ottobre del ’45, a Trento, da Chiara e dalle sue prime compagne.

Una breve digressione storica ci aiuta a capire le difficoltà di quanti, in questi anni, essendo stati «contagiati dal virus dell’unità», chiedono di entrare in focolare: «In realtà – scrive Enzo Fondi –, alla stragrande maggioranza delle persone, anche cattoliche e praticanti, la parola “focolare” non diceva molto. Avevano voglia i genitori di quelle ragazze e di quei giovani, che volevano appunto “entrare in focolare”, ad informarsi sulla natura e sulle credenziali del movimento! Alla fine delle loro ricerche, sconsolati o infuriati a seconda dei casi, dichiaravano guerra a quelle “pseudovocazioni”. Mettendosi nei loro panni, bisogna dire che non avevano tutti i torti, dal momento che il futuro della progenie appariva incerto e fumoso, senza le garanzie offerte da strutture religiose solide e tradizionali, quali il convento o il seminario… Alcuni padri e madri, in preda all’ansia, si rivolgevano all’autorità ecclesiastica (e, in caso di minori, anche ai carabinieri) per indurre i figlioli a tagliare i ponti con quella gente che “montava loro la testa”… C’erano perfino genitori atei, che per l’occasione divenivano difensori della fede, invocando l’aiuto della Curia, per far tornare a casa la loro prole».

Visitando la Roma di Chiara: un itinerario

OstiaGiulio Marchesi racconta che Chiara, al tempo in cui alloggiava alla Garbatella, stava spesso male. «Credo che fossero le conseguenze della lontana peritonite avuta da bambina. Ad un certo momento le focolarine pensarono di andare ad abitare ad Ostia, dove Chiara sarebbe stata più calma e riposata. La signora Elena Veroj offerse il suo appartamento al mare e Chiara andò ad abitarvi con Giosi. I focolarini di Roma andavano ad Ostia qualche volta per incontrare Chiara. Ricordo che Chiara aveva fatto distribuire le pagine del “Paradiso” ed io le leggevo in treno nel viaggio di andata».

Sempre nell’appartamento di Ostia, agli inizi del 1950, Chiara espose per la prima volta l’Ideale a padre Giovanni Battista Tomasi. Il religioso stimmatino, benché più che ottuagenario, aveva accettato l’onere di assicurare un’assistenza ecclesiastica al Movimento a Roma, a ciò sollecitato dall’arcivescovo di Trento, lui pure appartenente alla stessa congregazione. L’episodio nel racconto di Foco: «Confessore di pontefici, teologi, profondo, sacerdote santo, rimase colpito quasi soprattutto dalla bellezza e purezza dell’ideale dei focolarini (…); tanto che ebbe bisogno, dopo un quarto d’ora, di levarsi e recarsi a respirare dal balcone l’aria marina. Dopo d’allora, egli divenne il convinto assertore apologista del Movimento. Cambiò vita. Pur con quell’età, egli prese a seguire i focolarini sino alle Alpi, sin nelle gite, sin sulla seggiovia. (…) Egli colse la novità del Movimento: e lo diceva. (…) E fu padre, maestro, amico, saggio, sorridente, consigliere, instancabile: fu un “popo” che ritrovò la sua giovinezza – a 83 anni sino a 87 anni – tra quelle anime».

Viale XXI AprileIl 1° maggio 1950 Chiara traslocava dalla Garbatella in un appartamento ammobiliato che il commendator Alvino aveva acquistato per lei al n. 81 di questa strada che collega piazza Bologna alla via Nomentana. Per qualche tempo però, non essendo ancora pronto l’appartamento, rimase ancora ad abitare presso l’alloggio di Ostia.

Piazza Lecce Nella stessa data si aprì in piazza Lecce n. 11 il primo focolare maschile. Pur essendo un periodo in cui c’era crisi di alloggi a Roma, Giulio Marchesi era riuscito a trovare anche un altro appartamento libero in via Panama. Chiara però aveva optato per quello in piazza Lecce in quanto poco distante dal suo focolare: «perché devo essere sempre vicina a voi per seguirvi». Racconta Giulio: «I primi focolarini di questo focolare fummo Pasquale [Foresi] ed io, perché Antonio [Petrilli] aveva la mamma malata di cuore e quindi gli dicevano che la partenza da casa le avrebbe procurato un collasso, mentre gli altri popi non erano ancora pronti». Qui nel 1955 Chiara convocò i focolarini presenti a Roma per annunciare una novità. Lo racconta Carlo Casabeltrame: «”Sapete che deve nascere una rivista? Non so ancora come si chiamerà e quando uscirà, ma è bene che ognuno faccia l’elenco delle persone a cui ha fatto conoscere lo spirito del Movimento, le vada a trovare e le inviti a sottoscrivere l’abbonamento che costerà 500 lire. Sarebbe bene che ognuno facesse dieci abbonamenti”. Ad ognuno fu assegnato un quartiere  di Roma. A me toccò la zona della Garbatella». Grazie alla somma raccolta da queste pre-sottoscrizioni, il 14 luglio 1956, durante la Mariapoli di Fiera di Primiero, nacque Città Nuova.

Sempre in questo focolare, al tempo dell’inchiesta del Sant’Uffizio, «venne una volta Chiara – ricorda ancora Giulio – e si chiuse in una stanza con alcuni di noi. Ci disse: “Tra pochi giorni scioglieranno il Movimento, perciò adesso dobbiamo lavorare al massimo perché tutto quello che facciamo sia amore puro. A meno che non venga un angelo dal cielo». L’angelo, in questione, fu Natalia, familiarmente chiamata appunto l’Anzolon: dopo qualche minuto, infatti, telefonarono che da Trento lei era partita per Roma, mandata dall’arcivescovo, a portare alcuni documenti in difesa del movimento destinati al Santo Uffizio. Fatto sta che poco dopo Pio XII rifiutò una prima volta di firmare il decreto di scioglimento (nel 1957).

Agli inizi degli anni Cinquanta, presso le “suore spagnole” vicino a piazza Lecce, talvolta partecipavano con Chiara alla messa domenicale i membri più vicini della nascente comunità.

Almo Collegio CapranicaQuesto antico palazzo nobiliare, sede del più antico collegio teologico di Roma e, dalla fine del XVII secolo, di un teatro che fu a lungo il più importante dell’Urbe, viene ricordato per la presenza in esso, agli inizi degli anni Cinquanta, di Pasquale Foresi, il primo focolarino sacerdote. Di agiata famiglia pistoiese (il padre, deputato al Parlamento italiano, è amico di Giordani), alla fine del 1949 il giovane Pasquale incontrò Graziella De Luca, in occasione di una sua venuta a Pistoia, rimanendo scosso dalla sua testimonianza evangelica. Entrato in focolare a Roma e ritrovata anche la sua vocazione al sacerdozio, completò i suoi studi alla Gregoriana, ospite al Capranica, per poi essere ordinato a Trento, il 3 aprile 1954. Chiara lo considerava confondatore del Movimento per il suo contributo allo sviluppo degli studi teologici, alla stesura degli Statuti, alla nascita della prima casa editrice, del primo Centro Mariapoli e della cittadella di Loppiano.

Palazzo del Sant’UffizioAccanto a piazza San Pietro, adiacente a Porta Cavalleggeri, sorge questo massiccio palazzo risalente al 1514, ristrutturato nel 1863 e ulteriormente rinnovato nel 1925. Fu sede del Sant’Uffizio, oggi “Congregazione per la dottrina della fede” (dal 1965, per volontà di Paolo VI). Il 1° novembre 1950 Pio XII proclamava il dogma dell’Assunzione della Madonna. Chiara era presente alla solenne cerimonia in piazza San Pietro, assieme a Igino Giordani e Pasquale Foresi. «Tornata a casa – racconta Eli Folonari –, ha trovato le lettera d’invito del Sant’Uffizio a comparire nei suoi uffici. E’ così iniziata una serie di interrogatori segreti. Questo della segretezza era motivo di sofferenza per Chiara, che era abituata a condividere gioie e dolori con le persone a lei più vicine». L’inchiesta per verificare l’ortodossia del Movimento fu suscitata dalle accuse che da più parti gli venivano mosse, e si protrasse fino al 1962.

(continua)

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