Obama in Vaticano

L’incontro tra il presidente Usa e papa Francesco è un evento mediatico e diplomatico di  massima importanza.

Le relazioni tra amministrazione Usa e Santa Sede sono sempre state complesse

obama-papa

Roma è blindata stamani. Obama è arrivato dal summit di Bruxelles e incontrerà Napolitano e Renzi. Ma, soprattutto, varcherà il confine vaticano per incontrare quel papa Francesco che, sue parole, «ha il coraggio di parlare senza peli sulla lingua delle sfide economiche e sociali più grandi che ci troviamo ad affrontare nel nostro tempo».

Ascolterà così le sue parole sulla dignità dell’uomo, sulla povertà, sulla distribuzione dei redditi (intervista al Corriere della sera). Certamente Obama e Bergoglio parleranno dell’Ucraina e delle sfide globali della pace, della Siria e dell’Afghanistan, della tensione tra mondo occidentale e mondo islamico, così come dei maggiori dossier mondiali. Si incontrano, in effetti, i due leader mondiali più conosciuti, ma con papa Francesco apprezzato da più di tre statunitensi su quattro, surclassando lo stesso Obama e tutti gli altri “grandi” del mondo.

Bergoglio li surclassa dimostrandosi piccolo e parlando di umiltà, di povertà, di misericordia e non di potere, di geopolitica o di grandi manovre finanziarie. Senza dubbio verranno anche affrontati i grandi temi sui quali è profondo il fossato che separa il presidente Usa dai cattolici del suo Paese. Cioè famiglia, aborto, divorzio, gay… Ma, c’è da esserne certi, la franchezza non oscurerà l’ascolto e la mutua accoglienza. Come d’altronde accade con tutti i capi di Stato che sono già saliti in Vaticano. Ma il papa credo che non dimenticherà neppure le sue origini sudamericane, che lo hanno portato negli scorsi decenni a condannare chiaramente gli imperialismi economici, anche quelli a stelle e strisce, quando non rispondono ai valori supremi della giustizia e della misericordia. Col sorriso ma senza tentennamenti Francesco ricorderà ad Obama le responsabilità enormi che ricadono sul presidente Usa per il mantenimento della pace (sull’Ucraina non nasconderà certe perplessità sull’agire un po’ affrettato delle amministrazioni occidentali), della giustizia (apriranno il dossier africano), delle relazioni mediorientali (Siria in testa).

E Obama, anch’egli sorridente, metterà i suoi puntini sulle “i”, comunque nell’ascolto e nella reciproca stima. Ci piace pensare che papa Francesco tratterà Obama allo stesso modo dei poveri e dei malati che gli si avvicinano. Uguaglianza in atto. Sarà questa la sua prima “lezione”, diversa probabilmente da quelle più diplomatiche messe in atto dalla Santa Sede nei confronti delle ultime amministrazioni Usa.

Michele Zanzucchi, Città Nuova, 27.03.2014

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