E DOPO TRENTO… ROMA!/5

(1948-1965)

di Oreste Paliotti

Se Trento è stata la “culla” dei Focolari, la tappa successiva, quella della “presentazione al Tempio” per così dire, non poteva essere che Roma. Per la sua vocazione cosmopolita, la Città Eterna costituiva il necessario trampolino di lancio per l’espansione mondiale del Movimento; e quale centro della cristianità doveva dare il suggello della gerarchia ecclesiastica a questa nuova opera sorta in seno alla Chiesa. Quelli che ora andiamo a scorrere in sintesi sono appunto gli anni “eroici” in cui l’ideale dell’unità ha messo radici nella Città Eterna. In questa quinta puntata passiamo in rassegna il 1952

1952. L’”inverno” è passato?

L’amara sorpresa del 1952: in obbedienza ad una richiesta della Santa Sede, Chiara si fa da parte, affidando la responsabilità dei rapporti ufficiali a Giosi. Già dal settembre ’51 lei stava vivendo quella purificazione chiamata dai mistici “notte oscura”. Sono momenti terribili in cui, annota Giulio Marchesi, «padre Tomasi fu per Chiara veramente la salvezza. Con un amore enorme e con una grandissima competenza seppe sostenerla e consigliarla. Sulla notte oscura non c’era segreto (a differenza dei colloqui al Santo Uffizio, n.d.r.) e la grande prova di Chiara veniva trasformata nel racconto a noi in una vera contemplazione». Lei stessa ne scrive da Fregene, la vigilia di San Giuseppe (18 marzo). E tuttavia, in questa lettera ai focolari si legge tra l’altro: «Ormai mi sembra che l’inverno sia passato e s’inizi la primavera». Commenterà Enzo Fondi: «Era uno dei tanti inverni e delle tante primavere del Movimento, che si stava diffondendo ovunque, rapidamente, pur in mezzo a molte difficoltà».

25 marzo: Giulia (Eli) Folonari, focolarina di origine bresciana ora a Roma,  fa visita in Vaticano al prosegretario di Stato mons. Giovan Battista Montini, suo parente alla lontana. Un incontro gravido di conseguenze per il Movimento.

Visitando la Roma di Chiara: un itinerario

Via Appia anticaCominciata nel IV secolo a. C., era fiancheggiata, per molte miglia, da sepolcri di venti generazioni. Questi i pensieri che, in un opuscolo pubblicato in occasione delle Olimpiadi 1960, Chiara ha associato a quella che superbamente veniva detta Regina viarum: «Hai mai visto come in una strada abbandonata, ma accarezzata dalla primavera, spunti l’erbetta e rifiorisca, senza tregua, la vita? Così è dell’umanità che ti circonda, se tu trascuri di guardarla con l’occhio della terra e la ristori col raggio divino della carità. L’amore soprannaturale nel tuo animo è un sole che non ammette sosta al rifiorir della vita. Non occorre altro per sollevare il mondo, per ridonarlo a Dio».

Quo vadis?“Domine quo vadis?” s’intitola questa chiesetta sull’Appia antica, eretta  sul luogo dove, secondo un episodio narrato negli apocrifi Atti di Pietro, l’apostolo, fuggendo da Roma per sottrarsi alle persecuzioni di Nerone, avrebbe incontrato in visione Gesù. «Signore, dove vai?». «Vengo a Roma per farmi crocifiggere di nuovo». A tale risposta Pietro capì che doveva tornare indietro per affrontare il martirio. Di notevole, all’interno, l’antica immagine della “Madonna del transito”, un rilievo marmoreo con due impronte di piedi (lasciate, secondo la leggenda, da Gesù) e il busto bronzeo di Henryk Sienkiewicz, lo scrittore polacco autore del famoso romanzo storico Quo vadis? Un pensiero di Chiara ispirato da questo luogo: «Si racconta che quando san Pietro venne a Roma, interrogato su che cosa portasse in questa città, rispose: “l’amore”. E l’amore è rimasto. Se tu leggi Roma alla rovescia scoprirai la sua vera natura, il suo significato nascosto: amor. Roma è il cuore della cristianità, il centro del cattolicesimo. Da Roma in infiniti modi irradia la carità sotto innumerevoli forme e corre benefica per tutte le vie del mondo a portare il messaggio della verità e l’attuazione del Vangelo. Se tu vuoi sapere quanto è grande Roma, pensa alle dimensioni della croce. Sì, perché la croce per noi cristiani è il simbolo dell’amore. Roma è piantata nei secoli lontani di una civiltà che fu madre di molti popoli della terra. Roma allarga le sue braccia vigorose e materne per un abbraccio di uomini e nazioni sparsi in quasi tutto il mondo. A Roma siede il novello Pietro, il Papa, che attinge infallibilmente la verità dal Cielo dove alla destra del Padre sta il Capo invisibile della Chiesa, Gesù, che lo pose prima pietra. Il Papa è l’antenna più alta dell’umanità: egli non capta tanto le onde del meraviglioso universo creato che ci circonda, ma tramanda a noi mortali i pensieri di Dio stesso e non erra. Attorno a Lui e solo attorno a Lui l’umanità divisa, sofferente, anelante alla pace, alla libertà, all’amore, trova esaurienti risposte».

CatacombeTra i punti d’incontro della prima comunità romana si ricordano le catacombe di San Callisto sull’Appia Antica e quelle di Priscilla vicino a Villa Ada, ma anche altre. L’appuntamento era per la messa domenicale. Ed era quasi sempre presente anche Chiara, che a questi luoghi dedicò le seguenti riflessioni: «Erano tombe, divennero altari. Luoghi di morti, raccolsero i vivi che da Gesù attinsero la Vita giorno per giorno, sprezzanti delle bufere, delle minacce, anelanti al martirio. Qui passò di bocca in bocca la Parola che non muore: il Vangelo contro cui l’intero inferno scatenato non avrà vittoria per tutti i secoli. Qui celebravano raccolti, pii, adoranti, la messa santa, rinnovando il mistero del Calvario; e si cibavano del Corpo di Cristo per aver l’audacia di testimoniarlo dinanzi ai giudici e la forza d’amarsi a vicenda fino a morire l’uno per l’altro. Se uscivano di qui, la gente, vedendoli, diceva: ”Guarda come si amano”».

(continua)

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