E DOPO TRENTO… ROMA!/12

(1948-1965)

di Oreste Paliotti

Se Trento è stata la “culla” dei Focolari, la tappa successiva, quella della “presentazione al Tempio” per così dire, non poteva essere che Roma. Per la sua vocazione cosmopolita, la Città Eterna costituiva il necessario trampolino di lancio per l’espansione mondiale del Movimento; e quale centro della cristianità doveva dare il suggello della gerarchia ecclesiastica a questa nuova opera sorta in seno alla Chiesa. Quelli che ora andiamo a scorrere in sintesi sono appunto gli anni “eroici” in cui l’ideale dell’unità ha messo radici nella Città Eterna. In questa dodicesima puntata passiamo in rassegna il 1959

1959. Giovanni XXIII e l’annuncio del Concilio. Nasce l’editrice Città Nuova. L’ultima Mariapoli unica. Partenze per il Brasile. La Mariapoli permanente a Grottaferrata

L’avvenimento più importante dell’annata, sia sul piano umano che su quello ecclesiale, è l’annuncio dato dal nuovo papa, il 25 gennaio, di un Concilio ecumenico che interpreti e guidi le istanze della Chiesa e dell’umanità; evento “storico”, che certamente determinerà e influenzerà la vita di tanta parte del genere umano. Fra l’altro Giovanni XXIII resiste al nuovo tentativo di far sciogliere il Movimento e incarica padre Martegani di completare il lavoro riguardante la Regola, che sembra finito verso la metà di giugno.

Viene pubblicata sotto il titolo Meditazioni la prima raccolta degli scritti spirituali di Chiara già apparsi su Città Nuova anonimi o col contrassegno di tre asterischi. Con questo libro, che incontra un prevedibile successo, nasce l’Editrice Città Nuova.

Quest’anno la Mariapoli, battezzata “La gloria di Dio”, ha un timbro speciale di universalità dovuto alla presenza, a Fiera di Primiero, di circa «diecimila persone d’ogni razza, ceto ed età, di ventisette nazioni, fra cui sacerdoti e religiosi di più di sessanta ordini e congregazioni diverse, e suore e consacrate, oltre a numerosi vescovi». Fra questi, lo stesso arcivescovo di Trento, mons. De Ferrari. L’ultimo discorso di Chiara, “L’unità dei popoli”, letto da Giorgio Marchetti (Fede), «fu anche una pietra basilare per l’influsso della spiritualità nella politica, come risultò dall’entusiasmo con cui venne accolto da vari parlamentari presenti: Igino Giordani, Tommaso Sorgi, Palmiro Foresi, Enrico Roselli. In seguito a questo discorso (il 22 agosto, festa del Cuore Immacolato di Maria, n.d.r.) si fece un patto tra le nazioni, letto in chiesa da una decina di rappresentanti di popoli diversi». Prolungatasi da metà luglio ai primi settembre, è l’ultima Mariapoli unica, in seguito alla proibizione della Cei di fare convegni simili. Da ora in poi, essi si moltiplicheranno un po’ in tutto il mondo.

L’autunno è denso di eventi. Il papa sollecita da Chiara una Regola più snella e trasferisce le pratiche riguardanti il Movimento dal Santo Uffizio alla Congregazione dei Religiosi, molto più favorevole. Incontro segreto di Chiara a Berlino con delle personalità di Lipsia: l’argomento è lo scopo specifico dell’Opera, i non credenti. Apertura del focolare femminile a Berlino ovest con Natalia. Chiara fonda il Centro Santa Caterina per animare una politica ispirata al Vangelo e dar vita ad una socialità trinitaria. C’è da meravigliarsi se, con tutto ciò, «la notizia, sbalorditiva per molti, che un razzo aveva raggiunto la Luna (il 27 settembre), non aveva inciso gran che» su Chiara e i suoi?

Su Città Nuova ci ragguaglia ancora Giannino Dadda: «Il desiderio di far conoscere la rivista e di sostenerla porta, verso la fine del ’59, molti membri del Movimento a diventare incaricati di una diffusione capillare di essa, ed andare a proporre e vendere Città Nuova alle persone che vanno alla messa domenicale. Logicamente bisogna avere il permesso del parroco, cercando di far superare le sospensioni sul Movimento non ancora approvato e, spesso, trovare un accordo con i poveri che chiedono l’elemosina sulle scalinate o alla porta della chiesa, posizionandoci in modo da non “danneggiarli”». Per oltre tre anni, d’estate e d’inverno, porteranno avanti questa operazione molti appartenenti alle comunità italiane dei Focolari, con turni ogni domenica. «Esperienza impegnativa – continua Dadda –, ma ricca di incontri fruttuosi che permettono di far conoscere lo spirito dell’Ideale a molte persone. In alcuni giovani nasce la vocazione al focolare».

8 dicembre: inaugurazione a Grottaferrata della Mariapoli permanente, detta “romana”: è il saloncino di Villa Maria Assunta, dove il giorno seguente si svolge il primo raduno del Centro San Bernardo (per la filosofia).

Visitando la Roma di Chiara

Viale Libia n. 189Febbraio 1959: il neonato ufficio pubblicità di Città Nuova si stabilì a viale Libia 189 int. 2, in una stanza di un nascente poliambulatorio medico con medici del Movimento. Da marzo, invece, si trasferirono qui anche la direzione, la redazione e l’amministrazione. Siamo sempre nei tempi pionieristici descritti da Gino Lubich: «Ora (la redazione) disponeva di un paio di stanze, alcuni tavolini, e d’una macchina per scrivere. Non sarebbe stata lì a lungo, però. Avrebbe traslocato ben presto in piazza Firenze, nel centro di Roma, per essere più vicina alla tipografia» (trasloco avvenuto in realtà nel gennaio dell’anno successivo, in via della Scrofa, n.d.r.). Il 1° maggio 1960 iniziò ufficialmente la sua attività il poliambulatorio Lucas, dove si alternarono vari medici focolarini, tra cui i fratelli Lucio e Pubblio Dal Soglio, Anna Fratta (Doni), Luigi Zidda, Dimitri (Mario) Bregant e Angelo Amadei, che ne fu il direttore. Verso la fine del 1962 questo studio era già abbastanza avviato quando Chiara e don Foresi vi si recarono per proporre a Lucio e a Nicasio Triolo di trasferirsi a Fontem, nel Camerun occidentale, dove il vescovo olandese di Buea, mons. Julios Peeters, aveva chiesto la presenza di medici focolarini: la malattia del sonno  e soprattutto l’alta mortalità infantile stavano infatti decimando il popolo bangwa. Qualche mese dopo, nel febbraio 1963, Lucio, Nicasio e insieme a loro Danilo Giacchino partivano per quel villaggio immerso nella foresta. Era giunta per il Movimento l’ora dell’Africa.

San PietroMolte sono le chiese e basiliche romane frequentate da Chiara e legate a suoi incontri con figure ecclesiastiche che hanno avuto un ruolo significativo nella storia del movimento o a sue esperienze spirituali. Nessuna però eguaglia ciò che per lei ha significato San Pietro. La basilica vaticana le ha ispirato pagine stupende: come quella sul ruolo dell’artista e del santo, suggeritole dalla Pietà di Michelangelo («Stai, Madonna bella di Michelangelo, in quella cappella in San Pietro…»). O come quest’altra, che qui riportiamo per intero:

«Immagino la Chiesa come una immensa cattedrale. Molte colonne la sostengono e la compongono: sono i nostri vescovi, ché “dove è il vescovo, ivi è la Chiesa”. Una cupola mirabile tocca quasi il cielo e chiude l’abside e copre un altare. È il Santo Padre. Una figura sola appare sullo sfondo: Maria. Pareti solenni la definiscono, delimitandola, mentre aprono nel contempo l’accesso all’umanità che chiamano a gran voce: è l’acies dei ministri dell’amore, i sacerdoti sparsi nel mondo. Arcate maestose, una diversa dall’altra e in armonia perfetta, sostengono le navate laterali: le schiere degli Ordini religiosi. Sull’altare, nel centro profuma un Sacrificio: è il Sacrificio di Gesù, la messa. La messa, concentrato della Chiesa, vita della Chiesa, Sacrificio nel quale e per il quale tutte le vite e i dolori e i martirii dei papi, dei vescovi, dei religiosi, dei fedeli hanno valore. E nel centro della cattedrale una gran folla: siamo noi fedeli, fedeli a lei, noi che vorremmo il Cielo ci desse un solo dono: d’esserle fedeli come lei lo è con Cristo, suo e nostro Signore».

Nella basilica di San Pietro – come scrive il 7 maggio 1964 – Chiara si recava per chiedere grazie per il movimento e «per pregare Gesù, san Pietro e i papi lì sepolti, perché Roma sia, anche per l’Opera, la “presidente della carità”».

Saxa RubraIl nome latino significa “sassi rossi”, dal colore del tufo della zona, denominata appunto Grottarossa. Questa frazione di Roma nord, lungo la via Flaminia, nota oggi per essere sede del Centro di produzione Rai, una cinquantina di anni fa presentava un aspetto ancora più agreste. «In questo posto, quando abitavamo in via Valnerina – racconta Eli Folonari –, qualche volta m’è capitato di accompagnare Chiara in auto per una breve gita fuori porta. Dalla via Flaminia, prima di uscire sul Grande raccordo anulare, imboccavamo una stradina in salita che portava su una specie di altopiano tufaceo. Lì era come essere in aperta campagna: c’erano solo prati, qualche pino, qualche pastore con le sue greggi. Un posto tranquillo, che forse ricordava a Chiara altri prati, quelli del suo Trentino. Scesa dall’auto, lei amava passeggiare da sola per un lungo tratto; io la raggiungevo dopo un po’ con l’auto per rifare la via del ritorno».

Sant’EusebioIn questa parrocchia dedicata al martire del IV secolo Eusebio di Vercelli, nei pressi di piazza Vittorio Emanuele II, una lapide ricorda che papa Paolo VI vi tenne, il 26 febbraio 1967, un’omelia memorabile. Chiara ne ebbe una forte impressione, tanto da trascriverla in una pagina del suo diario (2 marzo 1967). E in più occasioni ne citò uno stralcio: «Come si fa presente Gesù nelle anime? Attraverso il veicolo, la comunicazione della parola passa il pensiero divino, passa il Verbo, il Figlio di Dio fatto Uomo. Si potrebbe asserire che il Signore si incarna dentro di noi, quando noi accettiamo che la sua Parola venga a circolare nel nostro spirito… a vivere dentro di noi».

(continua)

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