E DOPO TRENTO… ROMA!/15

(1948-1965)

di Oreste Paliotti

Se Trento è stata la “culla” dei Focolari, la tappa successiva, quella della “presentazione al Tempio” per così dire, non poteva essere che Roma. Per la sua vocazione cosmopolita, la Città Eterna costituiva il necessario trampolino di lancio per l’espansione mondiale del Movimento; e quale centro della cristianità doveva dare il suggello della gerarchia ecclesiastica a questa nuova opera sorta in seno alla Chiesa. Quelli che ora andiamo a scorrere in sintesi sono appunto gli anni “eroici” in cui l’ideale dell’unità ha messo radici nella Città Eterna. In questa quindicesima puntata passiamo in rassegna il 1962.

1962. Approvazione “in via di esperimento”. Inizia il Vaticano II

Il 2 gennaio di quest’anno s’inaugura in via Marianna Dionigi n. 16, nelle immediate adiacenze del “Palazzaccio” (la Corte di Cassazione), il nuovo focolare maschile: focolare “storico”, che sorpasserà gli altri per durata – un quarantennio –  prima di trasferirsi nel quartiere Eur.

Mentre il mondo continua ad entusiasmarsi per le imprese spaziali (è la volta, il 20 febbraio 1962, dell’americano John Glenn, che con il suo equipaggio compie tre orbite intorno alla Terra a bordo del Mercury-Atlas 6), dopo diversi tentativi di Regole finalmente il 23 marzo, con Giovanni XXIII, si arriva all’approvazione (“in via di esperimento”, per tre anni) di quella maschile, mentre per quella femminile occorrerà attendere il gennaio 1963.

Passaggio dell’Opera dal Santo Uffizio alla Congregazione del Concilio, che affida al padre Agatangelo da Langasco, cappuccino, l’incarico di vigilare sull’attuazione degli Statuti come assistente. Tuttavia, solo in settembre verrà meno il divieto per i sacerdoti di partecipare ai raduni del Movimento.

7-9 marzo: viaggio di Chiara e don Foresi a Ottmaring e primo incontro con il dottor Dietzfelbinger, presidente del Consiglio della Chiesa evangelica in Germania. 14 marzo: a Heidelberg, alla “giornata”: storia dell’Ideale.

Il 20 aprile, venerdì santo, da Bruxelles Chiara scrive: «Siamo stanchi, Signore, siamo stanchi sotto la croce…».

9-17 giugno: per la Pentecoste, il primo viaggio ecumenico organizzato dal Centro Uno nella Mariapoli romana, a Grottaferrata  vede insieme luterani e cattolici.

Il 28 luglio una meningite fulminante stronca a soli 34 anni Cesco Zagolin. Per Chiara l’offerta di questa vita è un’altra “rata” pagata nel cammino verso l’approvazione.

Apertura del focolare femminile a Lipsia (Ddr) con Natalia.

In agosto Chiara è a Zurigo e a Oberiberg, in Svizzera, dove inizia a commentare la Regola e a spiegare i colori. Prevede la nascita delle cittadelle e ha nuove comprensioni sulla Desolata. Sintesi di esse è la nota pagina: «Ho una sola Madre sulla terra…» del 20 agosto.

Nascono altri “Centri” per l’animazione evangelica di vari settori della società umana: il Centro San Matteo, poi Andrea Ferrari (economia e lavoro), il Centro San Luca (medicina e scienze), il Centro Beato Angelico, poi Cesco Zagolin (arte) e il Centro San Giovanni Bosco (educazione e cultura).

Assolutamente storico l’evento dell’11 ottobre: inizia infatti il Concilio Vaticano II. Voluto da Giovanni XXIII, si chiuderà nel 1965 con un altro papa, Paolo VI.

Il 14 dicembre muore l’arcivescovo di Trento Carlo De Ferrari, protettore e padre per il Movimento nascente.

Sulla scia del naturale diffondersi di esso, si vanno spontaneamente delineando le figure dei responsabili maschile e femminile di una zona territoriale. Quella di Roma (composta da Lazio, Abruzzo e Sardegna) nasce, cresce e matura in stretta simbiosi con il Centro dell’Opera, la cui sede Chiara ha ormai fissato nella capitale, seguendo da lì gli sviluppi di tutto il Movimento nel mondo.

Visitando la Roma di Chiara

Via Marianna Dionigi n. 16/8In questa via che collega il lungotevere dei Mellini a piazza Cavour, nel quartiere Prati, a partire dal 2 gennaio 1962 ha avuto sede per un quarantennio un focolare maschile. È stato l’ultimo focolare abitato da Eletto Folonari, prima dell’incidente che stroncò la sua vita a 33 anni nelle acque del lago di Bracciano. Così lo ricorda Igino Giordani nella biografia a lui dedicata: «Quando si suonava alla porta (del focolare), veniva spesso ad aprire un giovane alto e sorridente: la sua figura magra faceva risaltare ancora di più un viso asciutto ed espressivo. Era Eletto. Una volta in focolare, noi osservavamo che era lui a darsi più da fare per accoglierci e servirci. Faceva freddo? Egli stava senza giacca, magari con le maniche rimboccate, perché aveva sempre da fare. (…) Quand’era in mezzo a noi, non c’era pericolo che alcuno di noi s’accorgesse che quel giovane era, tra noi, il più colto in teologia. E non tanto perché egli mai parlava dei suoi studi nel celebre ateneo pontificio romano, spinti sino al più alto grado accademico, quanto perché il suo discorso, anche parlando di cose sacre (e quando mai in focolare non si parla di religione? E’ la vita, lo scopo, l’atmosfera…), fluiva semplice, evangelicamente infantile, umile; e la scienza non infarciva la linearità della sua fede con formule: il testo fondamentale della sua cultura, del suo linguaggio, era il Vangelo: sì-sì, no-no».

Castel Sant’AngeloIl bel monumento marmoreo a santa Caterina da Siena, collocato nei giardini del Lungotevere davanti a Castel Sant’Angelo, già Mausoleo di Adriano, è opera del grande scultore Francesco Messina, che lo realizzò tra il 1961 e il 1962. Alla santa senese, qui raffigurata mentre, già malata, quasi si “trascina” per andare a pregare nella basilica vaticana, Chiara dedicò questi pensieri: «Santa Caterina è là ora, lungo la strada che sempre percorreva per andare dalla Minerva a San Pietro, in un monumento che sembra un altare e la dice “onore della patria e difesa della religione”. È lì a indicarci la gloria imperitura che ora l’avvolge in Cielo per aver donato ogni goccia di sangue per la Chiesa».

Santa Maria sopra MinervaEcco un’altra chiesa del centro storico spesso frequentata da Chiara per pregare una santa molto amata, Caterina, il cui corpo è ivi sepolto, mentre la testa è custodita a Siena. A proposito di questa terziaria domenicana morta giovane dopo essersi totalmente consumata per il papa e per l’unità della Chiesa, si riporta qui uno dei tanti discorsi in cui Chiara si è riferita ad essa:

«Sono stata in questi ultimi tempi in Via dei Cestari, vicino alla Minerva, dove è sepolto il corpo di santa Caterina da Siena, che ho visitato. Ho ricordato altre visite fatte a lei, i primi tempi della diffusione del Movimento a Roma, quando ci infiammava una sua frase: “Se voi sarete quelli che dovete essere, metterete fuoco in tutta Italia”. E mi sono trovata a costatare, con infinita e commossa riconoscenza, che il fuoco è stato almeno acceso in tutto il mondo. Almeno acceso… Non è stato certamente appiccato al mondo intero, in questi quarant’anni, ma acceso un po’ dovunque, sì. E m’è nato in cuore un desiderio immenso: che divampi!

Ma come fare? Sembrava che Caterina mi ripetesse: “Se voi sarete quelli che dovete essere…”. E ho collegato questo suo monito con la Parola di questo mese. Siamo cristiani? Dobbiamo essere cristiani. Siamo focolarini? Dobbiamo essere fuoco. Essere fuoco. Il fuoco non è, non vive, se non si alimenta con legna, paglia, carta o altro. Così noi non possiamo essere amore, se non amiamo. Il fratello, i fratelli sono la nostra chance, con loro da amare (e i fratelli li possiamo avere dovunque) siamo fuoco. Dobbiamo ricordarci che la nostra via per arrivare a Dio è il fratello. Quanto amiamo i fratelli, tanto amiamo Dio: coi fatti, ma anche come potenziamento dell’amore verso di Lui nel nostro cuore» (Collegamento 5 aprile 1984)

Città del VaticanoLa sede del vicario di Cristo ha sempre significato molto per Chiara. In una risposta del 19 febbraio 1986 data a Loppiano, ella spiega come «attraverso il Vangelo abbiamo riscoperto il papa. Ci hanno sempre impressionato le parole di Gesù a Pietro: “Mi ami più di costoro?” e in ogni pontefice, cominciando da Pio XII, il primo papa che ha benedetto il movimento, abbiamo sempre colto questo “più”. E qui narrare i molteplici fatti che ne sono conferma richiederebbe troppo tempo. Dico solo che la storia del movimento è una riprova del “più” d’amore dei papi. Il “più” d’amore poi di ogni papa ha chiamato il nostro “più” d’amore, per cui la persona che più amiamo su questa terra è il papa».

Madonnella di San MarcoIl quattrocentesco Palazzo Venezia, nell’omonima piazza, ospita questa cappella dove è possibile fare una sosta di preghiera davanti al Santissimo, che vi è sempre esposto. È uno dei centri di preghiera più frequentati di Roma, affidato alle Figlie della Chiesa. Igino Giordani intrattenne una corrispondenza spirituale con la fondatrice, la serva di Dio madre Oliva Maria Bonaldo. Quando Chiara si trovava a passare per piazza Venezia, di solito si fermava a pregare alla Madonnella di San Marco. La visita quotidiana a Gesù Eucaristia: più volte lei ha parlato dell’importanza di questo gesto d’amore, come nel testo seguente: «Se le grandi personalità, anche non cattoliche, sentono il dovere, quando vengono a Roma, di chiedere un’udienza con il Santo Padre riconoscendo in lui una personalità di livello mondiale, che cosa dobbiamo fare con Gesù, Uomo Dio presente in terra nelle nostre chiese? Il minimo è fargli quotidianamente una visita. La visita quindi al Santissimo Sacramento ha proprio il significato d’una visita per dire a Gesù che comprendiamo ciò che lui ha fatto per noi e per tutti e che non ci sfugge la portata della sua presenza sulla terra» (Collegamento CH, 11 febbraio 1988)

(continua)

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