“Cantiere legalità”: proposta dei giovani del Movimento dei Focolari

ansa647290_articoloRadio Vaticana.va – “Ero straniero e tu…. Cosa c’è dietro le migrazioni”. Questo il titolo dell’incontro organizzato a Roma dai giovani del Movimento dei Focolari. L’iniziativa si inserisce in un percorso più ampio, chiamato “Cantiere legalità” che prevede in tutto il territorio nazionale momenti formativi, incontri con testimoni e visite a luoghi significativi su una questione, la legalità appunto, che risulta cruciale per la politica, l‘economia e la società in Italia.

Da Palermo a Milano si moltiplicano gli eventi legati al progetto “Cantiere legalità”: un modo per vivere una cittadinanza attiva che tiene conto del bene comune e prova a cambiare il negativo che c’è: sentiamo Maria Chiara Cefaloni, tra gli organizzatori del “Cantiere legalità” di Roma:

R. – Il “Cantiere Legalità”, in tutta Italia, è nato ormai da tre anni, in un momento nel quale ci siamo messi a riflettere su come poter incidere concretamente nella vita del nostro Paese e, in questo senso, essere cittadini attivi e responsabili. La sfida che ci siamo posti è stata quella di rileggere la realtà secondo il principio della fraternità universale, sia nella vita di tutti i giorni sia nelle questioni che hanno una rilevanza sociale, politica e che coinvolgono tutto quanto il Paese. Tre anni fa, quindi, è iniziato un percorso che ci ha visti protagonisti di attività ed eventi sul tema della legalità, un argomento che copre a 360 gradi tantissime questioni che hanno una rilevanza politica e sociale nel nostro Paese e che soprattutto viene messa in discussione in tanti momenti diversi. In tutta Italia – a Trento, a Milano, a Firenze, a Roma e poi ancora a Napoli e in tutta la Sicilia – abbiamo iniziato a organizzare questi incontri di riflessione e approfondimento su temi come il lavoro, l’immigrazione, l’ecomafia, l’economia, per poi promuovere delle attività concrete sui nostri territori.

D. – Che impatto hanno avuto queste iniziative sulle comunità che sono state coinvolte da voi?

R. – Diciamo che il “Cantiere Legalità” promuove queste attività sul nostro territorio, ma sempre in rete con altre associazioni che già lavorano sul tema della legalità o su altre tematiche. In questo senso, è stato molto importante il rapporto che per esempio abbiamo instaurato con “Libera” o con gli Scout in altre zone d’Italia, che ci hanno permesso di arrivare a tantissime persone diverse e a tantissimi giovani che sono stati contenti di prendere parte sia agli incontri di formazione sia alle attività concrete sul territorio. Il “feedback” è stato molto positivo, perché moltissime persone si stanno interessando e stanno veramente partecipando in maniera attiva alle nostre iniziative, ponendosi delle domande concrete su come intervenire su determinate questioni per cambiare quello che non funziona.

D. – Dall’esperienza vissuta finora, la vostra sensazione è che è possibile cambiare qualcosa?

R. – La risposta che mi viene da dare è: sì. Ovviamente, sempre con tutta la complessità che ogni questione porta con sé. Il “Cantiere Legalità” sicuramente mette in gioco energie positive.

D. – Qualche esempio di azioni pratiche messe in campo fin qui…

R. – Molte attività si sono rivolte proprio al tema delle migrazioni, per esempio a Milano e a Trento. Un’altra attività nell’ultimo anno, in tante città, è quella legata allo “Slot-mob” relativo al gioco d’azzardo. Noi, qui a Roma, abbiamo approfondito la questione dell’eco-mafia. Abbiamo fatto un incontro sulla gestione dei rifiuti nel Lazio. Poi, ci siamo spostati a Caserta per andare a conoscere situazioni virtuose che hanno permesso di sottrarre la gestione dei rifiuti alla camorra. Successivamente siamo andati a Colleferro, nel Lazio, dove c’è una situazione non molto lontana da quella della “Terra dei fuochi” a Napoli. Anche lì abbiamo visto le condizioni critiche del territorio e, dall’altra parte, abbiamo conosciuto persone che si sono messe in gioco per contrastare questo degrado.

Ma come è nato l’incontro romano sul tema delle migrazioni? Risponde Raffaele Natalucci, giovane impegnato nelle attività del “Cantiere legalità” di Roma e tra i promotori della serata:

R. – Questo incontro nasce da una esperienza vissuta quest’ estate a Siracusa, dove – con alcuni giovani – abbiamo incontrato dei nostri coetanei immigrati presso il centro di accoglienza di Priolo: da allora è rimasto un rapporto umano e un legame molto stretto con questi nostri coetanei. C’è chi ha attraversato per anni un continente intero, tra i conflitti, per scappare dalla fame… E ci siamo anche riconosciuti in tanti loro aspirazioni e interessi. L’incontro di questa sera vuole essere espressione di un percorso che vogliamo continuare anche qui a Roma.

D. – Secondo voi, c’è bisogno di approfondire l’argomento immigrazione?

R. – Secondo noi sì, perché vivendo in una città come Roma, ci troviamo ogni giorno, nella quotidianità, accanto a queste realtà e vediamo come spesso nei mezzi di comunicazione si ragiona più per pregiudizi che sulla base di informazioni reali. Quello che abbiamo sentito, come giovani, è di informarci e di approfondire queste tematiche.

D. – Una volta approfonditi questi temi, voi pensate che possano nascere anche idee concrete per un qualche cambiamento, magari limitato a una località, a un quartiere?

R. – Secondo noi, sì. Stiamo già portando avanti delle attività, come ad esempio la mensa che ogni lunedì sera si tiene a Piazzale Ostiense, qui a Roma… Quella di questa sera è soltanto una tappa di un percorso che vuole essere sia di formazione, sia di attività concrete. Soltanto dopo la formazione, però, potremo essere in grado di presentare anche delle proposte.

D. –Anche l’iniziativa di questa sera rientra in un percorso più ampio, che è quello della proposta di una cultura della relazione, della fraternità?

R. – Diciamo che il Cantiere Legalità fa parte delle attività che, come Giovani per un mondo unito del Movimento dei Focolari, stiamo portando avanti anche a Roma. Quello che ci spinge è proprio l’idea di vivere la regola d’oro, “Fai agli altri quello che vorresti fosse fatto a te”, secondo il messaggio di fraternità che riteniamo presente in tutte le religioni.

D. – Tornando al tema dell’incontro di Roma: conoscere le ragioni che portano tanti a lasciare la propria terra aiuta a vedere questo fenomeno con occhi diversi…

R. – Sicuramente, sì. Anche noi ci siamo resi conto che, una volta che abbiamo conosciuto questi ragazzi e le loro storie, i nostri orizzonti si sono ampliati e spostati in avanti: anche alcuni preconcetti e pregiudizi che potevamo portare con noi, sono svaniti nel momento in cui ci siamo resi conto che sono ragazzi come noi, che magari non sono mai andati a scuola, ma parlano un inglese molto avanzato… Ci sembrava quasi di ascoltare anche le storie dei nostri nonni immigrati oltreoceano: quindi una grande voglia di lavorare, di uscire fuori e di contribuire a costruire qualcosa di positivo.

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