GRAZIE Antonietta!

antoniettaProfilo di Antonietta Negrini

Antonietta nasce il 17 gennaio 1925 ad Orte in provincia di Viterbo, conosce la durezza della guerra che rimane sempre impressa nei suoi ricordi come un evento doloroso avendo vissuto tra l’altro il bombardamento di Cassino e la perdita di tutto a soli 17 anni. Spesso ricordava gli episodi di quel periodo e le grandi sofferenze nel nostro popolo. Rammentava però anche, con quella sottile allegria che era propria del suo carattere, la vita semplice dei vari paesi in cui aveva vissuto per i frequenti spostamenti del papà ferroviere.

Conosce Cesare nel ’46 quando entrambi ancora frequentavano l’Università, lei lettere, lui chimica; si incontrarono in una chiesa sulla Tuscolana, San Fabiano e Venanzio. Antonietta faceva parte della FUCI, l’Azione Cattolica degli universitari, e la frequentava insieme alla sua amica del cuore Marisa Cerini. Marisa in quell’anno, era il ’49, conosce un gruppo di ragazze, invitata ad un incontro chiama anche la sua amica a parteciparvi. Insieme conoscono Chiara Lubich: è proprio lei ad aprire la porta quel giorno di quella casa. Antonietta è timida, ma innamorata di Dio ed aderisce subito con la sua amica a quell’ideale stupendo che Chiara propone: Dio Amore. Ma lasciamo parlare lei: “Una luce mi ha colpita quando ho capito che Dio mi ama e questa luce mi ha sempre illuminata anche nei momenti più dolorosi. E’ questa luce che mi ha convinta a nutrirmi dell’Eucaristia e a pregare perché seguissi la volontà di Dio”. “Quando ho conosciuto Chiara l’amore di Dio si è manifestato in tutta la sua forza e mi ha spinta a seguirla sulla via della santità”.

Propone anche a Cesare questo ideale e anche lui vi aderisce con gioia partecipando insieme alla nascente vita del Movimento dei Focolari a Roma.

Lei stessa racconta: “Nell’estate del 1958 partecipai ad una delle prime Mariapoli (incontro estivo di più giorni) che si svolgeva in montagna a Fiera di Primiero nel Trentino. Quando tornai a Roma confesso che provai tanta nostalgia per quei giorni in cui la mia famiglia ed io  avevamo vissuto momenti di unità con tante persone in luoghi incantevoli.

Molto difficile, a Roma, era ritrovarci.

Un giorno una telefonata ci avvertì che la domenica sarebbe stata celebrata la S. Messa a Sant’Andrea della Valle, al centro di Roma.

Andammo con tanta gioia: durante la messa si cantavano le stesse canzoni che avevamo cantato lassù, tra cui “Tutta la terra ignara e desolata”, cioè un canto a Gesù che grida il suo abbandono, che tanto ci aveva commossi.

Alla fine della celebrazione eucaristica, fuori della Chiesa ci fu offerto un giornale di poche pagine, “Città Nuova”.

Ogni quindici giorni cercammo di averlo, per sentirci uniti a tutti, anche alle persone che si trovavano in Francia, in Germania… e vivere insieme a loro la “Parola di Vita”.

Il giornale era stampato in ciclostile e ricordo di aver assistito al lavoro alquanto pesante delle focolarine, ma loro lo facevano con tanto amore.

Poi quel giornalino si è sempre più perfezionato e attraverso gli anni è diventato il “Città Nuova” che conosciamo, così ricco di sapienza”.

Cesare e Antonietta si sposano nel 1951 a Viterbo. Dalla loro unione nascono quattro figli: Maria, Chiara, Lucia e Nando. A Roma, alla fine degli anni ’60, sono i primi responsabili del nascente Movimento Famiglie Nuove, emanazione del Movimento dei Focolari che aiuta e promuove tra le famiglie la vita vissuta del Vangelo nel quotidiano.

Antonietta insegna materie letterarie prima alle scuole medie, poi alle superiori. Svolge il suo lavoro con tanta dedizione e serietà; per molti anni insegna in una scuola media vicino alle baracche alla periferia di Roma e lì si dedica con grande sensibilità a tutte le sue alunne e soprattutto a quelle più fragili e sole e le invita a casa sua.

Nell’83 Cesare a 60 anni muore all’improvviso. Inizia un periodo per lei di donazione totale: a partire dai suoi figli e i suoi nipoti che lei ha amato teneramente, ricambiata.

La sua vita spirituale si affina e coltiva un particolare rapporto con la Madonna. E non è un caso che il passaggio al Cielo sia avvenuto proprio di sabato, giorno dedicato a Maria. Scrive: “Vorrei essere per tutti una piccola Maria, come mi ha insegnato Chiara”. “La scorsa settimana sono stata nella basilica di Santa Prassede dove si trovano mosaici splendidi ed anche si venera la colonna alla quale è tradizione sia stato legato e fustigato Gesù. Ho meditato, quindi, su Gesù Abbandonato ed ho cercato di scegliere in quel mosaico un posto vicino a Maria con il Bambino”. “Cerco di non farmi dominare dai malanni e di vivere nel modo migliore, di pregare di più e di non lasciare la S. Messa”. “Devo imparare a pregare meglio e bandire il senso di solitudine che potrebbe assalirmi”. “All’inizio di ogni giornata mi sforzo di cogliere ogni occasione per dire a me stessa: questa è la più bella cosa che posso fare”. “Amo Gesù Abbandonato nelle avversità e a Lui mi sono consacrata”.

Come mamma è stata punto di riferimento e di unione per tutta la famiglia e non solo. L’amore la portava, pur nella sua riservatezza, a donarsi agli altri con una finezza e una profondità speciali per tante persone. Ha trasmesso a tutti, specie ai figli, un grande senso di modernità e di libertà perché amava il suo tempo, aveva un dono che trasmetteva: una grande dignità della donna.

Antonietta ha seminato amore con fine intelligenza e vera umiltà. La sua cultura le dava modo di capire il mondo, per questo si interessava di politica, ma soprattutto la sua profonda sensibilità di donna cristiana, impregnata della parola del Vangelo, le dava modo di comprendere le persone e di amarle una per una.

A conclusione della sua corsa prendiamo in consegna quella frase tratta dalla lettera ai Corinzi, che aveva fatto sua: “Non appartenete a voi stessi. Siete stati pagati a caro prezzo” (1Corinzi, 19-20).

Antonietta si è spesa interamente e ci invita a fare altrettanto.

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