Il Giubileo, la Caritas e l’aiuto alle famiglie morose

24-03-2015  di Giustino Di Domenico
fonte: Città Nuova

La Caritas capitolina sta lavorando ad un progetto per condonare i debiti delle famiglie morose verso le grandi aziende municipalizzate (Acea e Ama). Segnali di un percorso di liberazione che afferra il cuore della crisi.

image001L’annuncio del Giubileo straordinario al tempo di Francesco sta generando un movimento capace di riservare grandi sorprese prima dell’apertura della “porta santa” che avverrà il prossimo 8 dicembre. Oltre le consuete compiaciute dichiarazioni degli albergatori e ristoratori romani e il collegamento con l’evento milanese di Expo 2015, destinato a consumarsi in fretta dal primo maggio al 31 ottobre 2015, sono ancora un sussurro le parole del direttore della Caritas di Roma che ha, invece, offerto una prospettiva del tutto diversa e scomoda. Secondo monsignor Enrico Feroci esiste la necessità non solo di costituire fondi per contrastare gli effetti della povertà crescente, ma anche di annullare i debiti che le famiglie non riescono a coprire nei confronti delle aziende municipalizzate Acea e Ama: «Solo se si tolgono questi debiti le famiglie possono ricominciare a risorgere e a camminare con le proprie gambe».

L’Acea è una vera e propria multinazionale specializzata nel servizio idrico, luce e gas, Doveva essere privatizzata completamente prima dei risultati del referendum del 2011 sull’acqua pubblica. Ancora oggi è di proprietà del comune di Roma per una quota del 51 per cento, anche se è significativa la parte controllata dal gruppo Caltagirone e dalla compagnia francese Suez. L’Ama, invece, ha come socio unico il comune di Roma ed è la più grande società italiana nel campo dei servizi ambientali con quasi 8 mila dipendenti.

Su questi numeri e con tali interlocutori economici, si misurerà la capacità di arrivare a declinare la questione del debito che, solo pochi anni addietro, nel Giubileo del 2000, riguardava i Paesi in via di sviluppo. Una sfida che non può lasciare indifferente quella parte della cittadinanza ormai lontana da una pratica religiosa, ma che sa intendere le parole del responsabile della Caritas quando afferma che «Non vogliamo che il Giubileo diventi un’occasione di business o che si riveli un fatto solo devozionale. Deve, invece, diventare davvero un fatto di misericordia».

La percezione personale, come di intere società umane, di vivere con il carico di un debito inestinguibile, fino a provocare stati di vera e propria schiavitù, è la condizione che fa comprendere l’attesa diffusa di una liberazione reale attesa invano.

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