Visitare gli ammalati al Don Guanella: l’incontro con Gesù fra i sofferenti

Presso il Centro di Riabilitazione San Giuseppe – Opera Don Guanella un workshop per imparare ad amare ad accettare l’altro con disabilità intellettive e i loro tutori grazie all’esperienza della Dottoressa Simonetta Magari Direttore sanitario del centro e docente dei disturbi del linguaggio e psicopatologia della disabilità

a cura di Giulio Gargiullo

La malattia, fisica o psichica può farci interrogare sull’esistenza di Dio nella sofferenza,  soprattutto in situazioni estreme ed esasperate. In un recente intervento televisivo Don Vinico, presidente della Comunità di Capodarco, sollevava questo quesito nel quale di trovano sovente genitori e familiari di malati gravi. Lo stesso sacerdote indica che Dio e quindi l’amore, l’ospitalità, l’accoglienza, l’accettazione e la comprensione si trovino proprio nei centri di accoglienza per queste persone che necessitano di cure costanti e amorevoli. Le case di accoglienza per persone con disagi mentali sono una delle risposte concrete dell’esistenza di Dio fra noi.

Ad accogliere persone con disagi psichici o che necessitano di riabilitazione motoria è impegnata da quasi cento anni la Casa San Giuseppe, facente parte della Congregazione dei Servi della Carità Opera Don Guanella. L’obiettivo della casa è quello di accogliere come in una grande famiglia queste persone disagiate e offrire un aiuto nella loro relazione fisico-psichica un supporto verso il mondo e anche un supporto concreto alle loro famiglie. La struttura è situata nella zona di Roma Ovest ed è costituita da una vasta area verde di ben tredici ettari. Il centro è abitato, oltre che dai pazienti, da una vasta comunità di sacerdoti, religiosi, laici e volontari che ogni giorno con passione e professionalità portano avanti la missione dell’Opera di Don Guanella. Il grande obiettivo di ciascuno di questi operatori è quello di creare un progetto individuale per ciascun ospite della struttura. Una grande sfida, ma senza dubbio fondamentale per affrontare problematiche psico-cognitive o motorie di ciascun soggetto e trattarlo nella sua unicità secondo la sua storia personale, clinica, rispettando le proprie capacità. Il centro prende il nome dal fondatore Don Luigi Guanella che basò la propria vita nell’aiutare i più disagiati.

Uno dei workshop che si terranno nell’ambito del progetto “Villaggio per la Terra”, organizzato dal Movimento dei Focolari e Earth Day Italia, si terrà sabato 23 aprile dalle 15 alle 18:00 presso il Centro di Riabilitazione San Giuseppe – Opera Don Guanella. Il dibattito verrà presentato e moderato dalla Dottoressa Simonetta Magari direttore sanitario della stessa struttura riabilitativa e docente dei disturbi del linguaggio e psicopatologia della disabilità intellettiva presso l’Università del Sacro Cuore.

Visitare gli infermi può aiutare in questo senso ad incontrare Dio, nei suoi luoghi più difficili forse da accettare, ma dove parte degli gli ultimi o “gli scarti esistenziali” oggi risiedono. Un forte richiamo, oggi ancora più importante nel mondo imperniato nell’individualismo, nel riscoprire il Gesù Abbandonato di Chiara Lubich. Un Gesù nascosto in questi piccoli, ma visibile nei loro sguardi o nelle loro richieste di essere integrati e di essere accettati per quello che sono, consentendo loro di ottenere un supporto riabilitativo indispensabile.

La Dottoressa Simonetta Magari, direttore sanitario del Centro di Riabilitazione San Giuseppe – Opera Don Guanella e docente dei disturbi del linguaggio e psicopatologia della disabilità intellettiva presso l’Università del Sacro Cuore così commenta: «Noi abbiamo pensato a questo workshop perché vorremmo mostrare la realtà, della disabilità intellettiva, non solo come una della ferite della città di Roma, ma anche una grande opportunità. La disabilità intellettiva ha tanto da donare alla società poiché non è solo oggetto di cure e attenzioni ma può aiutarci a mettere a fuoco alcuni elementi importanti della vita come l’accoglienza del diverso, la possibilità di dare spazio veramente a tutti. L’Opera di Don Guanella ha quindi al centro della proprie attività un rapporto personalizzato e rivolto alle specificità di ogni ospite, nel rispetto delle proprie esigenze e della propria storia clinica e sociale. I disabili sono persone con oggettive difficoltà che hanno bisogno di reciprocità. Lavorando a contatto quotidiano con queste persone.

Prosegue la Dott.ssa Simonetta Magari: «Il rapporto e la reciprocità sono alla base dell’essenzialità dell’essere umano. Da questa visione dell’Opera di Don Guanella per ogni membro dello staff della struttura ogni ospite necessita non solo di cure e attenzioni, ma anche e soprattutto di abilitazione alla reciprocità nei rapporti interpersonali. Così noi apprendiamo tanto dai nostri ospiti. Non solo abbiamo la possibilità di dare tanto grazie alle nostre professionalità, ma cerchiamo anche di tirar fuori da ognuno ogni giorno le capacità che un disabile ha».

Chi sono gli abitanti del vostro villaggio?

«Nella nostra struttura ospitiamo da bambini neonati sino agli anziani. Disponiamo di un servizio ambulatoriale per l’età evolutiva e un centro diurno per i giovani adulti e un servizio residenziale per gli adulti e gli anziani. Mettiamo in evidenza gli anziani con disabilità intellettiva o disturbo del neuro sviluppo perché, se seguiti e accompagnati nel poter esprimere tutte le loro potenzialità, possono anche avere una vita lunga».

«Abbiamo soggetti con sindrome di Down che un tempo si pensava morissero molto giovani, oggi invece li possiamo vedere invecchiare. Quindi abbiamo tutto l’arco della vita nella disabilità. Presso il nostro centro ospitiamo persone con ritardo mentale, disturbi psichiatrici e disturbi motori».

«Oggi anche diversi studi lo dimostrano, dove non c’è l’intelligenza cognitiva e intellettiva, c’è però l’intelligenza emotiva e quindi la possibilità dell’apprendimento attraverso la relazione e le buone relazioni. Le relazioni hanno anche potenzialità enormi sul versante creativo.

Gli ospiti della nostra struttura sono impegnati quotidianamente in lavori artigianali, teatro, attività sia interne che esterne alla struttura e che li aiuta a tirar fuori potenzialità che non ci si aspetterebbe da persone con questa tipologia di difficoltà. Soltanto vivendo buone relazioni costanti, queste persone riescono a far emergere queste enormi potenzialità».

Che ruolo ha il personale nel rapporto con i vostri ospiti?

«Tutto il lavoro che viene svolto da tutte le figure professionali, che lavorano presso il Centro di Riabilitazione San Giuseppe – Opera Don Guanella, siano essi medici, psicologi, terapisti della riabilitazione, terapisti occupazionali, psicomotricisti, ma anche educatori, figure come maestri d’arte, aiutano e accompagnato i nostri ospiti nell’espressione della creatività».

Come si svolge l’attività quotidiana all’interno del centro e cosa possiamo apprendere da persone con questi disagi fisici o psichici?

«Il Centro di Riabilitazione San Giuseppe è praticamente un villaggio e lo consideriamo un quartiere residenziale perché nella parte residenziale seguiamo circa 500 persone, 60 nel diurno e circa 80 bambini e poi l’ambulatorio. Il centro è stato realizzato in principio per essere accogliente come una casa, con diversi appartamenti indipendenti. Siccome è difficilissima l’integrazione di persone con ritardo mentale all’interno della società, che fa fatica ad accettarle e ad accoglierle, abbiamo ricreato all’interno della struttura non solo un’abitazione, anche un laboratorio artigianale (loro dicono andiamo al lavoro) , con le attività riabilitative necessarie. Gli spazi comuni nella sala incontro che è un po’ come un bar è utile per socializzare non sono fra di loro ma anche con le altre persone che entrano all’interno del centro. Stupisce come la relazione sviluppa le loro abilità e curiosità e quindi accolgono le nuove persone che arrivano al centro, chiedono loro come si chiamano, di che cosa si occupano, li invitano al bar a prendere un caffè assieme, si propongono di offrire agli ospiti uno snack, insomma le piccole cose che tutti facciamo nella vita di tutti giorni ma che rientrano nella socializzazione e nell’accoglienza. Anche loro ci insegnano l’accoglienza».

Quali sono le attività creative e di lavoro svolte dagli ospiti?

«Alcune persone residenti nel nostro centro lavorano anche in un terreno curando un orto o un giardino, fanno attività teatrali e alcuni di loro, grazie allo loro spiccata capacità interpretativa, sono stati scelti come attori in un film che stanno girando proprio sul tema della disabilità: “Ho amici in paradiso”. Alcuni dei nostri ospiti sono veri attori, non comparse” asserisce con orgoglio la Dott.ssa Simonetta Magari.

Conclude la Dott.ssa Simonetta Magari:« Cerchiamo di ricreare una realtà quanto più piena di stimoli e relazioni possibili, come nella vita fuori. Gli ospiti che hanno genitori o parenti possono anche entrare e uscire dalla struttura mantenendo sempre un rapporto con i familiari, quindi possono trascorrere il weekend, le vacanze di Natale, di Pasqua, o le vacanze estive, con i parenti. Le persone che purtroppo non hanno più familiari vengono portate in vacanza, al mare, in montagna, vengono accompagnati a vedere le mostre, ad assistere a dei concerti, alle partite grazie all’impegno di volontari e associazioni. Ecco che queste persone hanno proprio una vita normale. Teniamo presente che noi gestiamo casi che vanno dal ritardo mentale lieve, al gravissimo. In ogni caso gli si offre una vita di qualità. Il centro è situato in bellissimo e grandissimo parco dove loro si muovono in grande libertà. La struttura è stata concepita come una casa con costruzioni nuove, che sono state realizzate come vere abitazioni sia nella struttura architettonica che nell’arredo. Gli appartamenti non appaiono come una clinica».

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