Il Movimento 5 Stelle al governo di Roma

21-06-2016  di Carlo Cefaloni
fonte: Città Nuova

Virginia Raggi raggiunge il 67,15 per cento al ballottaggio contro il 32,85 di Roberto Giachetti. Si apre ora un cantiere esigente nella metropoli capitolina davanti a sfide antiche e nuove

raggiLa vittoria schiacciante di Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle, nuovo sindaco di Roma, al ballottaggio del 19 giugno contraddice il detto “piazze piene urne vuote” attribuito a Pietro Nenni nel 1948.   Di solito, infatti, prevale il voto non tanto dei “militanti”, figura patetica del Novecento secondo alcuni, che scendono per le strade  quanto di coloro che restano ad osservare e non hanno voglia di esporsi se non al momento del voto, come sanno bene i tesserati dei partiti tradizionali. Rimessa la palla centro, la sconfitta del Pd di Roberto Giachetti è oggettiva senza mezzi termini. Il colore giallo, che i grafici assegnano al M5S , prevale su tutti i municipi nel conteggio per il sindaco mentre restano solo due presidenti del centrosinistra nelle circoscrizioni amministrative del centro (la prima e la seconda). Al municipio Le Torri (Tor Bella Monaca) il M5S si attesta all’80 per cento dei consensi. Alla fine ciò che era annunciato si è rivelato nei fatti senza lo spostamento di voti dalle numerose altre liste o ordini di scuderia verso il partito governativo.

Coloro che restano increduli, ancora dicono che gli altri partiti hanno voluto perdere perché amministrare oggi la città di Roma espone troppo al rischio di fallire e di bruciarsi in fretta. Resta di fatto che gli attivisti del M5S sono convinti di poter arrivare presto al governo del Paese. Nel corteo contro il Ttip del 7 maggio, in piazza san Giovanni del Laterano a Roma, il loro spezzone del corteo innalzava una grande scritta che diceva “elezioni subito!” e la vittoria in 19 ballottaggi su 20 sembra dire che il meccanismo elettorale dell’Italicum, in vigore per la Camera, sembra fatto apposta per questo movimento di recente formazione che, tuttavia, è tra i più decisi oppositori alle riforme elettorali e costituzionali volute dal governo Renzi.

Discontinuità

Nella provincia romana, il M5S, oltre a governare Civitavecchia e Pomezia, ha conquistato Marino, per decenni in mano ad una destra dominante finita con il sindaco agli arresti, Anguillara, Nettuno e soprattutto Genzano di Roma, cioè la roccaforte rossa dei Castelli Romani. Vittorie avvenute sempre esponendosi con l’unico simbolo, senza alleanze e apparentamenti ma solo inviti a collaborare, come esperti e assessori, a persone competenti che provengono da diverse aree politiche.  Forse per spiegare il successo elettorale romano può essere indicativa la risposta dello storico dell’arte Tommaso Montanari, uomo di sinistra, che, prima del ballottaggio, ha declinato l’invito a diventare assessore della possibile giunta Raggi. Montanari ha invitato i Cinque Stelle a «superare al più presto il ruolo incongruo di Beppe Grillo, l’inquietante dinastia proprietaria dei Casaleggio, le inaccettabili posizioni sui migranti, sul cammino dell’Unione Europea e su altre questioni cruciali», ma ha ammesso che al ballottaggio avrebbe votato la Raggi perché « nelle tante battaglie per la difesa dell’ambiente, del territorio e del patrimonio culturale, ho sempre trovato dall’altra parte della barricata un sindaco o un presidente di regione del Pd o di Forza Italia (purtroppo spesso indistinguibili). E, invece, dalla mia parte e senza che li cercassi, c’erano immancabilmente i cittadini che si riconoscono nel Movimento Cinque Stelle».

Come è noto, invece, dovrebbe diventare assessore di Roma Paolo Berdini e cioè, come dice Montanari, «uno degli eredi diretti di Antonio Cederna, inflessibile avversario degli eterni palazzinari romani». Sarà questa una sfida da cui si potrà giudicare la tenuta del M5S a Roma e i provvedimenti significativi si dovranno vedere nella piena estate che comincia, nei primi giorni destinati a segnare la differenza del nuovo rispetto al già visto, con il pericolo di incontrare subito forti resistenze e ostilità assieme ad un favore popolare che può mutare rapidamente, anche considerando l’effetto del distacco di molti elettori astenuti che segna sempre un dato inquietante da non dimenticare. L’esempio del cambio di passo si è avuto, ad esempio, a Torino con l’ancor più giovane sindaco Chiara Appendino, dichiaratamente No Tav, che ha chiesto le dimissioni di Francesco Profumo dal vertice della Compagnia San Paolo, toccando uno dei gangli sensibili di quel territorio. Cosa accadrà a Roma?

Attesa

I dossier aperti sono tanti, a cominciare dall’entità reale del debito accumulato sul bilancio del comune e al modo efficace per non rimanere strozzati in una contesa inevitabile con il governo centrale, anche se le dichiarazioni “moderate” di Renzi, dismessi per il momento i panni dell’asfaltatore, annunciano ora la voglia di collaborare con tutti i sindaci eletti. Quindi anche con la giovane avvocato Virginia Raggi della periferica Borgata Ottavia, una perfetta sconosciuta fino a qualche mese addietro di fronte a personaggi ormai conosciutissimi come Alessandro Di Battista, che non si è candidato in base alle norme interne al M5S anche se poteva sembrare la scelta più semplice e vincente. Lo stesso Di Battista, dalla sua pagina Facebook, ha invitato i tanti “analisti da salotto” che pretendono di spiegare il successo pentastellato ad uscire di casa e calarsi dentro un mercato rionale, ascoltare la gente vera e i suoi bisogni. Un suggerimento utile comunque, come può confermare ogni attivista o militante di lungo corso che sa usare però anche i social media (il blog di Grillo, dove si trova la pagina della Raggi, è stato un sussidio di una vasta scuola di politica e controinformazione che è tutta ancora da studiare).

Il nuovo verso si vedrà su come verranno affrontati i temi caldi delle mafie, dell’accoglienza degli immigrati, dei troppi sfrattati e degli insostenibili campi rom, che sembravano aver monopolizzato il dibattito al primo turno e destinati a generare grandi conflitti. Si potrebbe ripartire, ad esempio, dall’area di Ponte Mammolo, lasciata abbandonata dopo lo sgombero improvviso degli immigrati che il papa ha voluto incontrare. Una scelta che sembra non aver avuto responsabili. Ora che c’è di nuovo un sindaco, è l’ora della responsabilità, cioè la capacità di dare risposte.

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