Paola, Conceicao e la vita con la V maiuscola

Una foto di Paola che stringe la mano a Chiara a Roma nel 2000
Una foto di Paola che stringe la mano a Chiara a Roma nel 2000

A tu per tu col dolore e con la morte. Una malattia grave o un malore improvviso ci ricordano che quel che vale è vivere intensamente, finchè è possibile

Di Aurora Nicosia per Cittanuova

In questi ultimi giorni, quando qualcuno salutandomi mi domanda: «Ciao, come stai?», mi viene spontaneamente da rispondere: «Sono viva». Normalmente si dice «bene», «male», «benino»… Come mai, allora, quel «sono viva»? Un motivo c’è ed è profondo.

In questo mese, che si apre con la festa di tutti i santi e prosegue il giorno dopo, con la commemorazione dei defunti, alcuni episodi sembrano sottolineare la dimensione “altra” della vita, quella con la V maiuscola.

Dopo un intervento di pronto soccorso per una signora anziana andato a buon fine, mi trovo infatti a vivere in diretta, a pochi giorni di distanza, una situazione analoga ma con un esito diverso. Questa volta la persona coinvolta è una signora portoghese, non ancora sessantenne, madre di sei figli. Si chiama Conceicao, è in Italia per un convegno e, colta da un malore improvviso, non ce la fa. Sono inutili i tentativi di rianimazione, defribillatore alla mano, praticati per oltre 50 minuti da tanti medici che si trovano allo stesso convegno e dagli operatori del 118 una volta arrivati.

Il giorno dopo conclude il suo viaggio su questa terra una mia grande amica, Paola. Anche lei giovane, poco più che cinquantenne. Ha lottato contro un tumore che qualche anno fa sembrava sotto controllo, ma poi ha ripreso con veemenza fino a portarla via. Un tuffo al cuore quando arriva la notizia, insieme alla certezza che Paola era pronta e adesso gode Dio pienamente, dopo averlo amato con un coraggio esemplare.

Una donna fine, acuta, brillante e allo stesso tempo una persona semplice, vera, sorella, compagna di viaggio. Esperta di finanza ed economia, un lavoro dirigenziale alla Consob, una splendida famiglia. Sempre attenta all’armonia nel vestire, alla cura della persona, mai però un’eleganza esibita. Franca nel comunicare il suo pensiero e aperta ad accogliere quello dell’altro, spiccata personalità e al contempo capacità di mettersi sempre in relazione, costruendo per prima rapporti veri, rifuggendo sempre dall’indifferenza o dall’ipocrisia. C’erano tutti gli ingredienti per una vita fatta di successi, anche se tenacemente conquistati.

Sono andata a trovarla insieme ad un’altra amica alcuni giorni fa nella clinica dove ha trascorso una parte del suo ultimo tratto di vita. Esteriormente non c’era più nulla della Paola che conoscevamo. La malattia deforma, infierisce spesso sul corpo, cambia i lineamenti del volto. Ma lo sguardo era immutato in quegli occhi dove si scorgeva un abisso di dolore/amore, in quelle poche parole sussurrate con le quali ci siamo intese e salutate. In quella stanza in cui sapevamo che si stava preparando il passaggio definitivo, nel pieno del duello fra morte e vita, tutto parlava di vita, quella con la V maiuscola.

È stata l’ultimo regalo di Paola: la vita va vissuta sempre intensamente. Finché il cuore batte. E si riesce se non si è da soli. Come è stato per lei, fino alla fine.

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