Il Colosseo: lo conosciamo?

Itinerari della storia, di Oreste Paliotti

Massimo Polidoro ci accompagna in un viaggio emozionante tra i segreti e i misteri di una delle meraviglie del mondo

È stato meta irrinunciabile dei visitatori del Gran Tour tra Sette e Ottocento, e lo è oggi di un flusso sterminato di turisti internazionali: il Colosseo, uno tra i monumenti più noti e visitati al mondo. Legioni di studiosi e di archeologi l’hanno sviscerato sotto gli aspetti più impensati: perfino quello botanico, riferendosi alle specie erbacee che, specie in passato, hanno trovato ospitalità tra quelle illustri rovine. Si direbbe che non abbia più nulla da dirci, anche se i recenti restauri hanno portato a nuove interessanti acquisizioni e scoperte. È costantemente sotto gli occhi dei riflettori: tant’è che fa notizia se una turista straniera s’azzarda a incidere il proprio nome sulle sue pietre millenarie.

Ma lo conosciamo davvero, oppure ciò che sappiamo dell’Anfiteatro Flavio (è questo il nome corretto della gigantesca struttura) si limita ad un cultura libresca, quando non unicamente alle immagini di ricostruzione fornite da qualche celebre kolossal?

Nella editoria divulgativa sul Colosseo spicca il recente L’avventura del Colosseo edito da Mondadori.  L’autore, lo scrittore e giornalista Massimo Polidori, ha scelto come tecnica narrativa di simulare dei blitz nel passato, come fossimo alcuni viaggiatori nel tempo che s’intrufolano nel monumento in alcuni momenti significativi della sua storia. Partendo così dall’epoca del massimo splendore, assistiamo ai “giochi” gladiatori offerti dagli imperatori Marco Aurelio e Commodo suo figlio (quest’ultimo noto per aver calcato, nonostante la porpora imperiale, l’arena bardato lui stesso da gladiatore).

Con un salto temporale arriviamo al VI secolo, dopo il crollo dell’Impero romano e la discesa dei barbari nella penisola. Nel Colosseo si sta ora svolgendo una spettacolare venatio, una caccia agli animali (meglio sarebbe chiamarlo massacro) emula di quelle che si tenevano nell’arena un tempo: l’ha organizzata il goto Flavio Eutarico Cillica per festeggiare la sua nomina a console da parte di re Teodorico. Peccato che in quest’epoca l’anfiteatro sia già in stato di avanzata decadenza.

Vi ritorniamo cinquecento anni dopo, trovandolo ridotto in stato ancor più pietoso dai terremoti e dai cacciatori di materiali da costruzione. Sembra incredibile, ma tutti ignorano che la presente rovina era un tempo un anfiteatro: nei Mirabilia Urbis Romae (una sorta di guida turistica ante litteram, dove non si distingue troppo tra storia e leggenda) viene infatti descritto come un tempio dedicato al Sole, già coperto da una enorme cupola di bronzo dorato!

Nuovo bliz nel 1750, quando l’errata credenza che soprattutto nel Colosseo siano stati sacrificati i martiri cristiani fa sì che esso divenga definitivamente, col beneplacito del papa, un luogo di culto: viene così fermato lo scempio perpetrato da secoli ai danni del monumento per riciclarne le pietre. E arriviamo in pieno Ottocento, epoca di importanti lavori per fermare il degrado dell’anello più esterno e di visite illustri.

Il capitolo conclusivo ci riporta ai nostri giorni, ai film che hanno contribuito a diffondere nel mondo l’immagine di questo simbolo di Roma, agli ultimi grandi interventi di restauro con le novità da essi scaturite e quelle annunciate, che potrebbero trasformare il monumento in luogo permanente di spettacoli non più cruenti ma culturali.

A fine lettura, grazie anche ai numerosi box illustrativi, ci sembrerà di sapere tutto o quasi sulla storia e sulle curiosità riguardanti questa meraviglia architettonica. Tutto? Non sono pochi gli aspetti ancora da chiarire, fra cui il funzionamento dell’immenso velario che serviva a riparare dal sole gli spettatori o l’esattezza della notizia, riferita da Svetonio, di una battaglia navale messa in scena  da Domiziano prima che l’apertura dei sotterranei lo rendesse impossibile. Rimandiamo ciò a futuri studi e scoperte. Intanto non possiamo che esser grati a Polidoro per aver assolto con competenza e leggerezza al suo compito: darci occhi nuovi per guardare d’ora in poi al Colosseo.

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