Misteri sotto San Pietro

Itinerari dello spirito di Oreste Paliotti

I graffiti cristiani ritrovati sotto la basilica vaticana hanno rivelato, secondo l’archeologa Margherita Guarducci, un significato segreto

Il nome di Margherita Guarducci (1902-1999), archeologa di fama internazionale specializzata in epigrafia, è associato non solo ad una delle più emozionanti scoperte del secolo scorso – il riconoscimento, nel 1965, delle reliquie di san Pietro, rinvenute sotto l’altare delle Confessione nella basilica vaticana – ma pure alle ricerche compiute tra il 1953 e il 1958 sui graffiti cristiani tracciati sul cosiddetto “muro g”, proprio accanto alla tomba apostolica.

L’ardua impresa della loro decifrazione venne premiata però da frutti insperati: si rivelò infatti un sistema segreto adoperato dagli antichi cristiani per arricchire di significati spirituali la scrittura. Una “crittografia mistica” dunque, della quale fino allora nulla o quasi si sapeva, e di cui esistono cospicui esempi anche in diverse epigrafi rinvenute nelle catacombe romane.

Illustrato a suo tempo dalla studiosa con dovizia di documenti, questo suggestivo fenomeno, dibattuto solo in una ristretta cerchia di specialisti, venne reso accessibile nel 1993 ad un più vasto pubblico grazie ad un volume edito da Rusconi con l’accattivante titolo Misteri dell’alfabeto. Enigmistica degli antichi cristiani. In esso la Guarducci dava prova ancora una volta delle eccellenti doti di divulgatrice che avevano reso avvincente la sua opera forse più popolare: La tomba di san Pietro, anch’essa edita da Rusconi.

Secondo la studiosa, questa crittografia mistica cristiana godette particolare favore in Occidente specialmente tra il III e il V secolo, e nacque dall’incontro di due precedenti fenomeni, attinti dalla cultura classica ed anche da quella ebraica: «il gioco letterale, cioè il gusto di “scherzare” con i segni della scrittura e con le relative disposizioni e combinazioni; e il simbolo alfabetico, cioè l’uso di attribuire a determinati segni dell’alfabeto valori di più o meno profondo significato spirituale».

L’intento era quello di «nascondere nelle iscrizioni consolanti pensieri che il pio lettore avrebbe dovuto scoprire non senza una certa fatica, compensata però dal godimento che la più o meno laboriosa lettura gli avrebbe procurato». Una sorta di “enigmistica”, appunto, ma con fini più elevati di un semplice passatempo.

Esempi di giochi letterali sono gli “acrostici”, basati sulla ripetizione di medesimi suoni o in cui le iniziali di determinate parole ne formano a loro volta altre: ne è esempio famoso il cosiddetto “quadrato magico”, di cui il più noto esemplare fu scoperto a Pompei.

Tra i più frequenti esempi di simbolismo alfabetico abbiamo invece la lettera greca “tau”, T, nel significato di “croce” (a motivo della sua forma); la lettera M quale iniziale di Maria madre di Dio; oppure le prime due lettere del nome Pietro, PE (dal latino Petrus), che, connesse tra loro, richiamano l’immagine di una chiave, facendo così riferimento alle chiavi del regno dei cieli affidate da Cristo all’apostolo.

È appassionante sciogliere gli enigmi riportati dalla Guarducci e scoprire quali “consolanti pensieri” i nostri predecessori abbiano disseminato nelle loro iscrizioni, spesso composizioni molto complesse. Come esempio, mi piace riportare almeno l’epitaffio di una donna sessantenne sepolta assieme al giovane Erculenzio, custodita nel Lapidario vaticano.

Si tratta di un testo in quattro righe, con la particolarità che le due centrali sono unite dalla figura di una chiocciola: essa, partendo da una T della penultima riga, striscia attraverso una N fino a sfiorare con i suoi cornetti la sigla XA (ottenuta trasfigurando una A in X) della terzultima. Perché una chiocciola? Perché – spiega l’archeologa – «a un certo momento gli antichi cristiani presero a considerarla quale immagine simbolica dell’anima la quale, portando con sé la sua casa (il corpo), compie il cammino della vita terrena».

Esaminiamo ora il significato delle lettere toccate dalla chiocciola: la T, come sappiamo, rappresenta la croce; la N vuol dire “vittoria” (traslitterazione latina dal greco); e infine la A trasfigurata in X indica l’iniziale del nome Cristo (in greco).

Ed ecco il senso nascosto di tutta la raffigurazione: «Si augura che le anime dei due defunti, partendo dalla croce (T), conseguano la vittoria (N), che s’identifica con Cristo (sigla XA), indissociabile dal meriti della croce salutare (T)».

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